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Da sempre l’essere umano avverte in sé un soffio vitale, una spinta che lo orienta e lo muove, pur senza conoscerne pienamente l’origine. Quella che le antiche lingue hanno chiamato ‘Anima’ – dal greco άνεµος, respiro, soffio – è stata interpretata nei secoli dalla filosofia e dalla psicologia come ponte tra l’inconscio e il Sé. Oggi, grazie anche alle neuroscienze, possiamo riconoscerla come una forza vitale articolata, che integra corpo, emozioni e conoscenza. Partendo dal corpo, possiamo affermare che esso non è un contenitore passivo per la mente, ma svolge un ruolo attivo nella formazione della conoscenza, delle emozioni e dunque dell’identità personale. Le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze, approfondite anche dalla psicologa e neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, offrono nuovi elementi su come il funzionamento biologico non sia un semplice supporto meccanico ma si articoli in maniera complessa, contribuendo a dare senso alla mente e all’esperienza emotiva. I temi trattati in questo paragrafo prendono spunto da queste prospettive scientifiche, rielaborate e contestualizzate nel quadro della nostra riflessione.
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Viviamo immersi in una rete globale dove la connessione è continua, istantanea, apparentemente illimitata. I social media sono diventati parte integrante della nostra quotidianità: li usiamo per comunicare, informarci, raccontarci. Tuttavia, al di là della funzione comunicativa e della creatività che spesso veicolano, stanno emergendo effetti meno visibili ma profondi, soprattutto sul piano della salute mentale. Tra questi, l’impatto sull’autostima è oggi uno dei più discussi e rilevanti. Per comprendere a fondo questo fenomeno, possiamo osservare due dimensioni sempre più intrecciate: da un lato la solitudine sociale, dall’altro il bisogno di scambio. Entrambe trovano nei social media un terreno ambiguo, fertile tanto per la costruzione quanto per l’erosione del sé.
La colonna vertebrale è il pilastro centrale del nostro corpo. Con il passare degli anni, tende ad irrigidirsi sotto il peso delle posture ripetitive e delle tensioni accumulate. Mantenere la sua mobilità è fondamentale non solo per il movimento fisico, ma anche per il modo in cui ci muoviamo nel mondo, in senso simbolico ed esistenziale.
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