|
Da sempre l’essere umano avverte in sé un soffio vitale, una spinta che lo orienta e lo muove, pur senza conoscerne pienamente l’origine. Quella che le antiche lingue hanno chiamato ‘Anima’ – dal greco άνεµος, respiro, soffio – è stata interpretata nei secoli dalla filosofia e dalla psicologia come ponte tra l’inconscio e il Sé. Oggi, grazie anche alle neuroscienze, possiamo riconoscerla come una forza vitale articolata, che integra corpo, emozioni e conoscenza. Partendo dal corpo, possiamo affermare che esso non è un contenitore passivo per la mente, ma svolge un ruolo attivo nella formazione della conoscenza, delle emozioni e dunque dell’identità personale. Le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze, approfondite anche dalla psicologa e neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, offrono nuovi elementi su come il funzionamento biologico non sia un semplice supporto meccanico ma si articoli in maniera complessa, contribuendo a dare senso alla mente e all’esperienza emotiva. I temi trattati in questo paragrafo prendono spunto da queste prospettive scientifiche, rielaborate e contestualizzate nel quadro della nostra riflessione. Addentriamoci ora nella costruzione delle emozioni, per comprendere con maggiore chiarezza cosa accade nel nostro cervello. Partiamo da alcuni presupposti:
Ciò che appare di straordinaria importanza è sapere che il nostro cervello predice attribuendo significato alle percezioni che riceve. Questo processo si basa sull’interocezione, ovvero la percezione degli stimoli sensoriali interni, che il cervello utilizza per regolare il bilancio corporeo necessario alla sopravvivenza dell’individuo. Il bilancio corporeo, infatti, è il meccanismo attraverso il quale il cervello mantiene la propria stabilità. Anche concetti mentali come felicità e paura vengono elaborati dal cervello attraverso il bilanciamento corporeo, che porta a creare classificazioni interne utili a mantenere la stabilità dell’organismo. Le emozioni, inoltre, diventano reali anche grazie a un’intenzionalità collettiva: per essere riconosciute, devono essere condivisibili. Se, ad esempio, proviamo rabbia, questa emozione deve trovare riscontro in segnali riconoscibili anche da altri. A rendere reale un’emozione contribuiscono anche i concetti e le parole che ognuno possiede, i quali a loro volta orientano le azioni personali. Le emozioni svolgono inoltre due funzioni fondamentali:
In sintesi: "Il vostro cervello predice e simula continuamente tutti gli input sensoriali, provenienti dall’interno e dall’esterno del vostro corpo, quindi comprende cosa significano e stabilisce quel che occorre fare al riguardo." (L. Feldman Barrett, Come sono fatte le emozioni, Giunti, 2023, p. 234) Le teorie sulle emozioni scaturite dai nuovi approfondimenti ci dicono che bisogna imparare a padroneggiarle e, per muoverci in tale direzione, dobbiamo ricollegarci al concetto di bilancio corporeo. Questa funzione ci permette di comprendere che il cervello opera, in primis, per conservare un certo tipo di equilibrio e se tale equilibrio si scombussola, si trascina dietro anche la dimensione emotiva che procederà nella direzione di una valutazione errata anche quando non lo è. Questa modalità attraverso la quale le percezioni sensoriali vengono registrate e classificate dall’interno e dall’esterno annulla il concetto di separazione tra l’aspetto corporeo e le emozioni. Spieghiamo ulteriormente. Il nostro bilancio corporeo è regolato dai circuiti predittivi del cervello, che sono il risultato della nostra rete interocettiva. Quando le predizioni sono sbilanciate rispetto ai reali bisogni del corpo, si crea uno squilibrio che porta a una lettura anomala di ciò che accade. Ad esempio, può succedere che il cervello interpreti erroneamente segnali corporei innocui come sintomi di un problema più grave, attribuendo un significato non corretto alle sensazioni percepite. Questo meccanismo è alla base di molti disturbi psicosomatici e ansiosi. Negli Stati Uniti si stima che circa il 30% dei farmaci prescritti per disagi come il dolore cronico, l’ansia o la depressione siano legati a interpretazioni errate dei segnali corporei da parte del cervello. Le ricerche in merito suggeriscono di intervenire sulle proprie abitudini, modificandole in modo da correggere gli errori di predizione che ognuno può sviluppare. Questo significa lavorare su comportamenti quotidiani, schemi di pensiero e risposte emotive, per rendere il cervello più flessibile nel rivedere le proprie interpretazioni. Tuttavia, tale pratica non è affatto facile ed è il motivo per cui ci occupiamo di approfondire questi argomenti." Un elemento fondamentale nel cambiamento delle abitudini è la Granularità Emotiva: la capacità di organizzare esperienze emotive più raffinate e di sviluppare abilità che permettano di definire le emozioni in modo preciso, così da adattarsi meglio a ogni situazione specifica. Il termine granularità richiama l’idea di una struttura composta da elementi distinti e ben definiti (dal latino granum, «grano», «piccolo elemento»). In ambito psicologico, questo concetto è stato approfondito e reso operativo soprattutto dalla neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, che ha mostrato come una maggiore capacità di distinguere le proprie emozioni migliori l’adattamento e la flessibilità comportamentale. Alla base di questo apprendimento, che accresce la granularità, c’è lo sviluppo di una capacità creativa:
In altre parole, significa essere in grado di uscire dal consueto. La Granularità Emotiva si collega alla capacità di stare nel contrasto emotivo, far coesistere dentro di sé emozioni diverse che devono trovare dei punti di contatto allo scopo di sviluppare esperienze maggiormente complesse in grado di affinare l’intelligenza emotiva. Da qui ne consegue che una minore Granularità Emotiva è associata a un ampio spettro di disturbi. La difficoltà nel riconoscere e distinguere le sfumature emotive aumenta l’esposizione a fattori stressanti e può portare a un maggiore ricorso a sostanze che causano dipendenza (con una stima di incidenza superiore del 30%). Disturbi come la depressione maggiore, l’ansia sociale, i disturbi dell’alimentazione, i disturbi dello spettro autistico e il disturbo borderline di personalità sono frequentemente riscontrati in soggetti con bassa granularità emotiva. Ciò non significa che la ridotta granularità emotiva sia la causa di questi disturbi — la scienza, al momento, non può affermarlo con certezza — ma che questa difficoltà svolge un ruolo importante nel consolidare e mantenere tali disagi all’interno dell’individuo. (Valutazioni tratte da L. Feldman Barrett, op. cit., nota 17 al cap. 9) Per alimentare e sviluppare la Granularità Emotiva sono necessarie due prassi, che da tempo vengono riproposte nell’attività terapeutica dello Studio Pancallo:
Per operare in questa direzione, i processi creativi possono offrire un grande sostegno, un po’ come fanno i pittori che ritraggono lo stesso soggetto più e più volte, trovando ogni volta una prospettiva diversa. Il processo creativo alla base della Granularità Emotiva consiste nella capacità di attribuire valore anche alle emozioni che generano disagio. Questa abilità viene definita ricategorizzazione. A tale scopo può essere utile osservare, ad esempio, come le persone che soffrono di dolori cronici spesso elaborano pensieri rovinosi, i quali tendono ad avere un impatto ancora maggiore sul dolore stesso. La ricategorizzazione, intesa come allenamento alla capacità di assumere la polarità come elemento di regolazione emotiva, consente all’identità tutta di costruire un sistema di cambiamento e, ciò che conta, è che effettivamente possiamo condizionarlo dall’interno. Inoltre, le ricerche in tale direzione assottigliano sempre di più il confine tra la dimensione fisica e mentale, cioè ci dicono che è l’attività legata al nostro funzionamento complessivo ad alimentare la malattia. Un esempio chiaro in tale direzione è dato dal ruolo dell’infiammazione a basso grado, o inflammaging, presente nel nostro corpo a causa del lento ma inesorabile processo di invecchiamento. Questo meccanismo è regolato dalle cosiddette citochine proinfiammatorie, molecole prodotte dalle cellule e rilasciate dal sistema immunitario per regolare le risposte infiammatorie. Circa una decina di anni fa si è scoperto che queste molecole possono attraversare la barriera emato-encefalica (la struttura che controlla il passaggio delle sostanze dal sangue al cervello), influenzando le nostre predizioni. I circuiti che regolano il bilancio corporeo, infatti, diventano sordi e finiscono per trattare il corpo come se fosse malato, anche quando non lo è. Uscire dalla “malattia” comporterebbe una ricategorizzazione che, però, risulta alquanto complessa da intravedere all’interno di questo quadro di funzionamento. In effetti, quando si comunica con una persona bloccata, non è difficile cogliere segnali di un’infiammazione elevata: si intuisce dalle risposte che tende a dare, spesso caratterizzate da una percezione di difficoltà generalizzata, da scuse ripetute o da un senso profondo di impotenza di fronte al cambiamento. In questi casi, tutto appare difficile e ogni piccolo tentativo di modificare le proprie abitudini sembra irrealizzabile. Per tale motivo, quando in ambito clinico ci troviamo ad interagire con persone così sofferenti, si deve cercare, in una qualche misura, di operare provando ad abbassare il loro livello infiammatorio, informandosi su quali sono le loro consuetudini alimentari e lo stile di vita generale, così da comprendere in che modo l’inflammaging possa risultare alimentato. Una lettura importante per comprendere il contrasto interiore ci viene dall’Effetto Nocebo, ossia la capacità del cervello di generare la percezione del dolore ancora prima che l’esperienza dolorosa avvenga realmente. Ad esempio, se immaginiamo che una determinata esperienza — come una puntura di ago — ci provocherà molto dolore, ancora prima che essa si verifichi, il cervello crea una predizione che può effettivamente scatenare l’Effetto Nocebo. In questo processo, il corpo è in grado di produrre sostanze simil oppiacee sia per ridurre il dolore (Effetto Placebo) sia, paradossalmente, per simularlo (Effetto Nocebo). Tuttavia, nelle persone con un alto grado di infiammazione, il cervello tende a ignorare la possibilità di ridurre il dolore e si concentra invece sulla sua anticipazione negativa. L’abitudine a simulare il dolore abbassa la Granularità Emotiva attraverso una rete di associazioni che si stabilizza nella persona. Questo meccanismo rende difficile per il cervello avviare un processo di Ricategorizzazione e reinterpretazione dell’esperienza. Quanto detto riguarda alcune delle scoperte più importanti sul collegamento tra corpo e psiche. Queste spiegano perché il cambiamento risulta spesso difficile, anche quando, a un osservatore esterno, può sembrare facilmente realizzabile. Ciò che possiamo evincere da queste elaborazioni è che il cervello è un maestro dell’imbroglio, e questo è dovuto al fatto che mira alla conservazione delle sue modalità. Quello che c’interessa maggiormente, alla fine di questa dissertazione, sta nella comprensione del fatto che più il cervello è essenziale, maggiore è la capacità della mente di inventare una teoria sbagliata. La nostra mente risulta regolata dall’attività del cervello ma non solo: è anche l’insieme dei processi coinvolti nella formulazione e/o soluzione di un problema. Se le capacità predittive sono minori, e questo dipende anche dalla Granularità Emotiva, minori sono le possibilità di attivare i contrasti e minori le opportunità di soluzione. Quando l’anima impara ad accogliere i contrasti emotivi e le polarità interiori, può trasformare questa esperienza in una nuova forma di stabilità. Per operare in questa direzione, è fondamentale allenarsi ad alcuni processi che devono essere costantemente proposti, come la Narrazione Corporea, una pratica corpo-mente sviluppata dallo Studio Pancallo e rivolta ai suoi pazienti. Attraverso i webinar, i partecipanti seguono percorsi che integrano movimento, consapevolezza emotiva e rielaborazione narrativa delle proprie esperienze. La Narrazione Corporea si basa su una visione integrata della natura umana, che dissolve i confini tra la dimensione somatica e quella mentale. Attraverso l’uso consapevole del corpo, non solo migliora la stabilità corporea, ma aiuta anche a ridurre sintomi come l’ansia e la depressione, che presentano correlati corporei precisi come il dolore e l’affaticamento cronico. In altri contesti, pratiche simili vengono spesso considerate semplici attività fisiche. Nell’approccio dello Studio Pancallo, invece, diventano un percorso di trasformazione personale e di crescita del Sé. In ogni processo di modifica delle emozioni dobbiamo fare i conti con tre aspetti principali che vanno allenati attraverso azioni mirate. Quest’ultime a loro volta hanno bisogno di venire stimolate e calibrate per poter risultare efficaci. Quali sono questi processi?
Gli eventi della nostra esistenza che ci creano disagio sono carichi del dramma delle nostre difficoltà. Dobbiamo imparare a portarli oltre, ad allargare i nostri orizzonti, a metterci alla prova con ulteriori esperienze, soprattutto con quelle che ci risultano meno abituali. L’allenamento interiore è come un faro che ci sostiene rendendo possibile la Ricategorizzazione, portando ognuno a sviluppare una maggiore capacità di ampliamento psichico riguardo ai meccanismi tipici dell’essenzialismo. Non sarà il caso di aggiungere a questo un pizzico di creatività e leggerezza, così da far scaturire la passione? In altre parole, senza una visione complessiva del proprio modo di funzionare, che comporta padronanza e creatività risulta difficile concepire un cambiamento. "Stamattina un mio amico mi diceva che non ci capiamo, ma a volte abbiamo voglia di capirci. Ho sentito che aveva ragione, mi è salito l’umore, per un poco sono guarito. Ora si vive così, gli altri sono a distanze imprecisate, ci sentiamo soli a furia di affollarci di amicizie e di fugaci amori. La cura è nel ritorno alla realtà, alla nostra e quella degli altri: essere qui con la neve e col sorriso, essere ramo, nuvola, coda di cane. Essere qui senza mai smentire la meraviglia di essere nati." (F. Arminio - G. Bormolini, Accorgersi di essere vivi)
0 Commenti
Il tuo commento verrà pubblicato subito dopo essere stato approvato.
Lascia una Risposta. |
|
|
NOTE LEGALI e CONDIZIONI DI UTILIZZO
I termini e le condizioni di utilizzo del sito web si applicano nel momento di accesso e/o utilizzo di questo sito web. Per saperne di più leggi la pagina note legali e condizioni di utilizzo del sito. |
PRIVACY e RETARGETING
Questo sito web usa Google Analytics per l'analisi delle visite e del traffico, inoltre utilizza il pixel di tracciamento di Facebook per fare retargeting. Per saperne di più leggi la PRIVACY POLICY. |
Feed RSS