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<channel><title><![CDATA[STUDIO PANCALLO - News]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news]]></link><description><![CDATA[News]]></description><pubDate>Mon, 06 Jul 2026 19:48:50 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Percorsi di Narrazione Corporea: Il corpo che racconta il Sé]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-il-corpo-che-racconta-il-se]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-il-corpo-che-racconta-il-se#comments]]></comments><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 14:01:14 GMT</pubDate><category><![CDATA[Narrazione Corporea]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-il-corpo-che-racconta-il-se</guid><description><![CDATA[Nel tempo, il lavoro sulla Narrazione Corporea ha tracciato una mappa precisa: il corpo non &egrave; soltanto uno strumento da allenare, correggere o rendere pi&ugrave; efficiente. &Egrave; un luogo di identit&agrave;, memoria e trasformazione.      Il corpo che racconta il Sé (immagine IA)   Un corpo che non esegue soltanto, ma parla.Non dimostra, ma racconta.Non si forza, ma si ritrova.      Ogni postura, ogni tensione, ogni gesto trattenuto o movimento fluido pu&ograve; diventare una traccia [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><span><font size="4">Nel tempo, il lavoro sulla <strong><a href="https://www.pancallo.it/news/category/narrazione-corporea" target="_blank">Narrazione Corporea </a></strong>ha tracciato una mappa precisa: il corpo non &egrave; soltanto uno strumento da allenare, correggere o rendere pi&ugrave; efficiente. <strong>&Egrave; un luogo di identit&agrave;, memoria e trasformazione</strong>.</font></span></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a href='https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-il-corpo-che-racconta-il-se'> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/img-0945_orig.jpeg" alt="narrazione corporea, corpo e s&eacute;, movimento consapevole, percezione corporea, corpo e psiche, memoria del corpo, consapevolezza del corpo, educazione al movimento, movimento e trasformazione, ascolto corporeo, postura e identit&agrave;, corpo come racconto, movimento terapeutico, pratica corporea, integrazione corpo mente, presenza corporea, movimento lento, fluidit&agrave; del movimento, equilibrio interiore, corpo e memoria, allenamento consapevole, gesto e percezione, radicamento corporeo, trasformazione personale, Studio Pancallo" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">Il corpo che racconta il S&eacute; (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph"><font size="4"><span>Un corpo che non esegue soltanto, ma parla.</span><br /><span>Non dimostra, ma racconta.</span><br /><span>Non si forza, ma si ritrova.</span></font></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><br /><font size="4">Ogni postura, ogni tensione, ogni gesto trattenuto o movimento fluido pu&ograve; diventare una traccia. Il corpo conserva esperienze, adattamenti, difese e possibilit&agrave;. Non registra semplicemente ci&ograve; che &egrave; accaduto, ma il modo in cui abbiamo imparato ad attraversarlo. Per questo </font><strong>ogni gesto porta con s&eacute; una storia</strong><font size="4">, non come memoria immobile, ma come organizzazione vivente dell&rsquo;esperienza.</font><br /><br /><font size="4">Racconta il modo in cui una persona ha imparato a stare nel mondo, a proteggersi, a orientarsi, a rispondere agli eventi e alle relazioni.</font><br /><br /><font size="4">Per questo il lavoro corporeo, quando viene attraversato con attenzione e ascolto, non riguarda soltanto il movimento. Riguarda il modo in cui la persona torna a </font><strong>riconoscersi nella propria esperienza</strong><font size="4">.</font><br /><br /><strong><font size="6">Il corpo come organizzazione dell&rsquo;esperienza</font></strong><br /><br /><font size="4">La <strong>Narrazione Corporea</strong> nasce dall&rsquo;idea che il corpo non sia soltanto il luogo in cui viviamo, ma anche quello in cui organizziamo la nostra esperienza.</font><br /><br /><font size="4">Ogni adattamento, ogni postura, ogni modo di respirare o di muoversi rappresenta una forma di racconto: non una storia fatta di parole, ma di gesti, tensioni, ritmi, possibilit&agrave; e modi di stare nel mondo.</font><br /><br /><font size="4">Non &egrave; soltanto qualcosa da interpretare. &Egrave; il luogo in cui l&rsquo;esperienza prende forma, si organizza e continua a trasformarsi.</font><br /><br /><font size="4">Questo lavoro significa <strong>imparare a leggere questa narrazione</strong> e, quando necessario, permetterle di evolvere. Non per cancellare ci&ograve; che siamo stati, ma per ampliare le possibilit&agrave; con cui possiamo continuare a vivere la nostra storia.</font><br /><br /><strong><font size="6">Il corpo come narrazione incarnata</font></strong><br /><br /><font size="4">Parlare di <strong>Narrazione Corporea</strong> significa riconoscere che il corpo possiede un linguaggio proprio. Non un linguaggio astratto, ma concreto, fatto di peso, ritmo, respiro, tono muscolare, equilibrio, direzione e coordinazione.</font><br /><br /><font size="4">In alcune esperienze cliniche, la forza muscolare diventa anche esperienza del diritto di esistere.</font><br /><br /><strong><font size="4">La colonna vertebrale pu&ograve; essere vissuta come asse e radice del S&eacute;.</font></strong><br /><br /><font size="4">Il ritmo dei movimenti lenti e veloci pu&ograve; rivelare qualcosa del nostro modo di entrare in relazione con il tempo.</font><br /><br /><font size="4">Le <strong>braccia</strong> possono diventare un ponte tra pensiero e azione.</font><br /><br /><font size="4">L&rsquo;<strong>ileo-psoas</strong> pu&ograve; essere letto come una soglia tra stabilit&agrave; e coraggio emotivo.</font><br /><br /><font size="4">Il <strong>bacino</strong> pu&ograve; rappresentare un baricentro non solo fisico, ma anche psicologico.</font><br /><br /><font size="4">Ripercorrere questa geografia interiore significa ritrovare mappe che spesso credevamo perdute.</font><br /><br /><font size="4">Non si tratta di attribuire significati rigidi a ogni gesto, ma di imparare ad ascoltare ci&ograve; che il corpo esprime come un sistema vivente, capace di raccontare tensioni, memorie, desideri, paure e possibilit&agrave; di trasformazione.</font><br /><br /><strong><font size="6">Abitare il corpo per riconciliare ci&ograve; che &egrave; rimasto lontano</font></strong><br /><br /><font size="4">David Le Breton scrive:</font><br /><br /><em><strong><font color="#da4444" size="5">&laquo;Il corpo &egrave; il luogo in cui la rottura cerca la sua riconciliazione: ogni gesto &egrave; un passo che colma la distanza tra la carne e la coscienza.&raquo;</font></strong></em><br /><br /><font size="4">Questa frase esprime con grande forza il cuore del lavoro corporeo.</font><br /><br /><font size="4">&Egrave; spesso proprio qui che ci&ograve; che &egrave; stato separato cerca una nuova possibilit&agrave; di incontro. Pensiero e sensazione, volont&agrave; e limite, desiderio e paura, azione e trattenimento non vivono come elementi isolati. Si manifestano nel modo in cui respiriamo, camminiamo, ci sosteniamo, ci irrigidiamo o ci apriamo.</font><br /><br /><font size="4">Entrare realmente in questa esperienza significa ridurre la distanza tra ci&ograve; che sentiamo e ci&ograve; che esprimiamo. Significa riconoscere dove la vita si &egrave; contratta, dove il gesto si &egrave; interrotto, dove il movimento ha perso fluidit&agrave;.</font><br /><br /><font size="4">Ma significa anche scoprire che <strong>ogni corpo conserva risorse</strong>. Anche quando appare stanco, rigido o disorganizzato, mantiene una possibilit&agrave; di riorientamento. Pu&ograve; ritrovare ritmo, presenza, stabilit&agrave; e apertura.</font><br /><br /><strong><font size="6">Una pratica guidata dall&rsquo;ascolto</font></strong><br /><br /><font size="4">Il lavoro di <strong>Narrazione Corporea </strong>non nasce da una sequenza rigida di esercizi. Richiede una guida capace di leggere ci&ograve; che accade nel corpo e nel gruppo: il respiro, le tensioni che emergono, le difficolt&agrave; di coordinazione, i blocchi, le aperture improvvise, le variazioni del tono e della presenza.</font><br /><br /><font size="4">Quando la tecnica &egrave; realmente integrata, non diventa imposizione, ma capacit&agrave; di orientamento. Permette di scegliere rapidamente ci&ograve; che serve, di adattare la proposta alle persone e di sostenere il movimento senza forzarlo.</font><br /><br /><font size="4">La pratica diventa cos&igrave; un&rsquo;esperienza viva, modellata sull&rsquo;esperienza reale di chi partecipa.</font><br /><br /><font size="4">Non si lavora su un&rsquo;idea astratta di postura, forma o prestazione. Si lavora sulla possibilit&agrave; di ritrovare una presenza pi&ugrave; stabile, autentica e vitale.</font><br /><br /><strong><font size="6">Organizzare la percezione di S&eacute; nel movimento</font></strong><br /><br /><font size="4">Uno degli aspetti centrali di questo percorso riguarda la <strong>percezione di S&eacute; nel movimento</strong>.</font><br /><br /><font size="4">Muoversi non significa soltanto spostarsi nello spazio. Significa percepire come ci orientiamo, come ci correggiamo, come reagiamo alla fatica, come affrontiamo un limite, come manteniamo o perdiamo continuit&agrave;.</font><br /><br /><font size="4">Spesso le valutazioni che diamo di noi stessi sono distorte. Possiamo considerarci deboli quando siamo semplicemente disabituati ad ascoltarci. Possiamo crederci incostanti quando abbiamo interiorizzato un rapporto faticoso con la disciplina. Possiamo pensare di non essere capaci, mentre abbiamo soltanto bisogno di ritrovare gradualit&agrave;, fiducia e direzione.</font><br /><br /><font size="4">Un <strong>lavoro metodico e continuativo</strong> permette di sviluppare un&rsquo;attenzione pi&ugrave; lucida verso la propria realt&agrave;.</font><br /><br /><font size="4">Aiuta a uscire dagli automatismi, a collegare il gesto alla psiche, a riconoscere nuovi modi di orientarsi e a costruire possibilit&agrave; di risposta pi&ugrave; flessibili.</font><br /><br /><font size="4">&Egrave; qui che percezione, orientamento e movimento si integrano in un unico allenamento interiore.</font><br /><br /><font size="4">Un corpo che ascolta.</font><br /><br /><font size="4">Un corpo che si regola.</font><br /><br /><font size="4">Un corpo che si apre.</font><br /><br /><strong><font size="6">Il corpo come casa antica</font></strong><br /><br /><font size="4">Entrare nel corpo &egrave;, in un certo senso, come entrare in una casa antica.</font><br /><br /><font size="4">Si aprono porte.</font><br /><br /><font size="4">Si sfiorano pareti.</font><br /><br /><font size="4">Si riconoscono stanze dimenticate.</font><br /><br /><font size="4">Alcune zone appaiono familiari, altre sembrano rimaste chiuse per molto tempo. Ci sono parti che trattengono, parti che scorrono, gesti che chiedono di nascere e altri che chiedono di sciogliersi.</font><br /><br /><font size="4">Nel lavoro corporeo si pu&ograve; ritrovare il ritmo naturale tra forza e resa, tra radicamento e apertura, tra contenimento ed espressione.</font><br /><br /><font size="4">La colonna pu&ograve; essere riscoperta come spina narrativa.</font><br /><br /><font size="4">Il bacino come radice.</font><br /><br /><font size="4">Le braccia come direzione.</font><br /><br /><font size="4">Il respiro come ponte tra interno ed esterno.</font><br /><br /><font size="4">Il movimento diventa allora un luogo di cura, di riconsegna e di verit&agrave;.</font><br /><br /><font size="4">Non semplici esercizi, ma passaggi.</font><br /><br /><font size="4">Non sequenze da ripetere meccanicamente, ma stati dell&rsquo;esperienza che si rivelano.</font><br /><br /><strong><font size="6">A chi pu&ograve; essere utile questo percorso</font></strong><br /><br /><font size="4">Un percorso di <strong>Narrazione Corporea</strong> pu&ograve; essere utile a chi desidera ritrovare un rapporto pi&ugrave; consapevole con il proprio corpo.</font><br /><br /><font size="4">Pu&ograve; aiutare chi sente tensioni che non sono soltanto fisiche, ma sembrano raccontare una storia. Chi desidera ritrovare energia, centratura, equilibrio e fluidit&agrave;. Chi avverte il bisogno di trasformare il proprio modo di stare nel mondo attraverso il gesto.</font><br /><br /><font size="4"><strong>Psiche e corpo non parlano linguaggi separati</strong>. Ogni tensione, ogni micro-mutamento, ogni irrigidimento o apertura esprime un modo di pensarsi, di sentirsi e di entrare in relazione.</font><br /><br /><font size="4">Questo lavoro significa accedere a una forma di conoscenza concreta, non soltanto mentale. Una conoscenza che passa attraverso il sentire, l&rsquo;ascolto, il movimento e la presenza.</font><br /><br /><font size="4">Non ginnastica, ma soglia</font><br /><br /><font size="4">La Narrazione Corporea non &egrave; ginnastica.</font><br /><br /><font size="4">Non &egrave; fitness.</font><br /><br /><font size="4">Non &egrave; soltanto un workshop tecnico.</font><br /><br /><font size="4">&Egrave; una soglia.</font><br /><br /><font size="4">Un luogo in cui il corpo pu&ograve; riaprire il proprio linguaggio originario e la persona pu&ograve; ritrovare, attraverso il movimento e l&rsquo;ascolto, una direzione interiore.</font><br /><br /><font size="4">In questa prospettiva, il corpo non viene corretto dall&rsquo;esterno, ma accompagnato a ritrovare nuove possibilit&agrave;.</font><br /><br /><font size="4">Non si tratta di forzare una forma ideale, ma di riconoscere ci&ograve; che il corpo sta dicendo e permettere al movimento di diventare pi&ugrave; coerente con la vita interiore.</font><br /><br /><strong><font size="4">Quando il corpo torna a essere percepito, anche il S&eacute; pu&ograve; iniziare a raccontarsi in modo diverso.</font></strong><br /><br /><font size="4">La <strong>Narrazione Corporea</strong> nasce proprio da questo incontro: quando il movimento non serve pi&ugrave; soltanto a fare, ma diventa un modo di comprendere chi siamo.<br /><br />&#8203;</font><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /><em><font color="#da4444" size="4">Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza</font></em><br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:70%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4"><strong>Letture correlate:</strong></font><ul><li><strong>&#8203;<a href="https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-la-forza-muscolare-come-via-per-riappropriarsi-del-corpo-e-della-narrazione-di-se">PERCORSI DI NARRAZIONE CORPOREA.&nbsp;LA FORZA MUSCOLARE COME VIA PER RIAPPROPRIARSI DEL CORPO E DELLA NARRAZIONE DI S&Eacute;</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-rinforzo-ed-elasticita-della-colonna-vertebrale">PERCORSI DI NARRAZIONE CORPOREA: RINFORZO ED ELASTICIT&Agrave; DELLA COLONNA VERTEBRALE</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-controllo-posturale-e-solidita-espressiva">PERCORSI DI NARRAZIONE CORPOREA: CONTROLLO POSTURALE E SOLIDIT&Agrave; ESPRESSIVA</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/percorsi-di-narrazione-corporea-movimenti-lenti-e-veloci-2-capacita-di-diversificazione-e-sviluppo-nella-pratica-del-cambiamento">PERCORSI DI NARRAZIONE CORPOREA. MOVIMENTI LENTI E VELOCI (2): CAPACIT&Agrave; DI DIVERSIFICAZIONE E SVILUPPO NELLA PRATICA DEL CAMBIAMENTO</a></strong>&#8203;</li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/category/narrazione-corporea" target="_blank">NARRAZIONE CORPOREA</a></strong></li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come riconoscere quando la continuità è diventata rigidità?]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/come-riconoscere-quando-la-continuita-e-diventata-rigidita]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/come-riconoscere-quando-la-continuita-e-diventata-rigidita#comments]]></comments><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:10:50 GMT</pubDate><category><![CDATA[Mente Corpo]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/come-riconoscere-quando-la-continuita-e-diventata-rigidita</guid><description><![CDATA[Tempo, identit&agrave; e cambiamento      La continuità è diventata rigidità? (immagine IA)   Ci sono qualit&agrave; che ci aiutano a vivere. La capacit&agrave; di essere responsabili. Di non arrendersi facilmente. Di cavarsela da soli. Di comprendere gli altri. Di mantenere la calma. Di continuare anche quando le condizioni non sono favorevoli.      Molte di queste qualit&agrave; non nascono per caso. Si formano lentamente, come risposta a ci&ograve; che la vita ci chiede in una determinata  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><em><span><font size="6">Tempo, identit&agrave; e cambiamento</font></span></em></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a href='https://www.pancallo.it/news/come-riconoscere-quando-la-continuita-e-diventata-rigidita'> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/img-0886_orig.jpeg" alt="continuit&agrave; e rigidit&agrave;, cambiamento interiore, identit&agrave; e cambiamento, adattamento psicologico, risorse interiori, rigidit&agrave; psicologica, soglia interiore, percorso terapeutico, terapia e cambiamento, Studio Pancallo, strategie di adattamento, esperienza e sedimentazione, lavoro su di s&eacute;, consapevolezza e trasformazione, risorse che diventano limiti, cambiamento psicologico, storia personale e identit&agrave;, terapia psicologica, flessibilit&agrave; interiore, crescita personale" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">La continuit&agrave; &egrave; diventata rigidit&agrave;? (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><span><font size="4">Ci sono <strong>qualit&agrave; che ci aiutano a vivere</strong>. La capacit&agrave; di essere responsabili. Di non arrendersi facilmente. Di cavarsela da soli. Di comprendere gli altri. Di mantenere la calma. Di continuare anche quando le condizioni non sono favorevoli.</font></span></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4"><span>Molte di queste qualit&agrave; non nascono per caso. Si formano lentamente, come risposta a ci&ograve; che la vita ci chiede in una determinata fase. Un bambino che impara a non disturbare. Un adolescente che scopre che &egrave; meglio contare su s&eacute; stesso. Un adulto che attraversa anni difficili imparando a reggere pi&ugrave; di quanto avrebbe immaginato.<br />&#8203;</span><br /><span>Queste modalit&agrave; non sono errori. Sono risorse. In molti casi sono state indispensabili.<br />&#8203;</span><br /><span>Il problema non nasce quando una risposta si forma. Nasce quando smettiamo di riconoscerla come risposta. Quando ci&ograve; che abbiamo imparato a fare diventa ci&ograve; che crediamo di essere.</span><br /><br /><span>Non diciamo pi&ugrave;:</span><br /><span>&ldquo;Ho imparato a fare cos&igrave;.&rdquo;</span><br /><span>Ma:</span><br /><span>&ldquo;Io sono cos&igrave;.&rdquo;</span><br /><br /><span>&Egrave; un passaggio sottile. Eppure <strong>modifica profondamente il nostro rapporto con il cambiamento</strong>. Perch&eacute; una risposta pu&ograve; essere aggiornata. Un&rsquo;identit&agrave; sembra dover essere difesa.</span><br /><br /><span>Le persone arrivano spesso con una buona consapevolezza di alcune proprie modalit&agrave;. Sanno di non chiedere aiuto. Sanno di controllare troppo. Sanno di continuare a reagire sempre nello stesso modo. Eppure questa consapevolezza <strong>raramente &egrave; sufficiente</strong> a produrre cambiamento.</span><br /><br /><span>Molte volte la persona continua a cercare all&rsquo;esterno la ragione che dovrebbe finalmente permetterle di cambiare. Aspetta la situazione giusta. La relazione giusta. La sicurezza sufficiente. O una spiegazione ancora pi&ugrave; convincente. Nel frattempo, per&ograve;, quella modalit&agrave; continua a organizzare la vita quotidiana e a confermare s&eacute; stessa.</span><br /><br /><span>Molto spesso non si tratta di caratteristiche innate. Si tratta di adattamenti riusciti. Strategie che hanno funzionato cos&igrave; bene da diventare invisibili. Ci&ograve; che un tempo proteggeva continua a organizzare il presente. Anche quando il contesto &egrave; cambiato. Anche quando la vita richiederebbe qualcosa di diverso.</span><br /><br /><span>&Egrave; qui che <strong>la continuit&agrave; rischia di trasformarsi in rigidit&agrave;</strong>. Non perch&eacute; manchi la capacit&agrave; di cambiare. Ma perch&eacute; una modalit&agrave; che appartiene a una stagione precedente della vita continua a governare quella attuale.</span><br /><br /><span>Molte persone chiamano tutto questo esperienza. Ma non sempre &egrave; esperienza. Talvolta &egrave; sedimentazione.</span><br /><br /><span>L&rsquo;esperienza amplia il repertorio. La sedimentazione lo restringe. &Egrave; accumulo. &Egrave; una strategia diventata identit&agrave;. &Egrave; una risposta diventata carattere. &Egrave; un adattamento diventato destino.</span></font><br /><br /><strong><em><font color="#c23b3b"><font size="5">&ldquo;L&rsquo;uomo non si sente in buona salute semplicemente perch&eacute; &egrave; adattato al proprio ambiente, ma perch&eacute; &egrave; capace di seguire nuove norme di vita.&rdquo;</font><br /><span>&mdash; Georges Canguilhem, Il normale e il patologico</span></font></em></strong><br /><br /><font size="4"><span>Non siamo sani per il semplice fatto di esserci adattati. Lo siamo quando conserviamo la capacit&agrave; di modificare le nostre risposte, di aggiornare le norme che guidano il nostro modo di vivere e di non restare fedeli a soluzioni che appartengono a una fase precedente della nostra storia.</span><br /><br /><span>Molte sofferenze non nascono da una mancanza di risorse. <strong>Nascono dall&rsquo;utilizzo di risorse che appartengono a una fase precedente della vita.</strong></span><br /><br /><span>L&rsquo;esperienza amplia il repertorio. Ci rende pi&ugrave; capaci di leggere il presente. Ma esistono anche apprendimenti che, pur avendo avuto una funzione importante, finiscono col tempo per irrigidirsi.<br /><br />Quando questo accade, situazioni diverse finiscono lentamente per assomigliarsi. Nuove circostanze vengono lette attraverso mappe costruite altrove. E ci&ograve; che un tempo era una risposta alla vita diventa progressivamente il modo abituale di guardarla.</span><br /><br /><span>Non si tratta di un&rsquo;immobilit&agrave; evidente. La persona continua a vivere, lavorare, scegliere. Ma all&rsquo;interno di un repertorio che si modifica sempre meno.</span><br /><br /><span>Per questo motivo il <strong><a href="https://www.pancallo.it/alfabetizzazione-emotiva.html" target="_blank">lavoro terapeutico </a></strong>non consiste semplicemente nel trovare le cause. Molte persone conoscono gi&agrave; la propria storia. Conoscono le proprie ferite. Conoscono le ragioni che le hanno portate a diventare ci&ograve; che sono. Eppure continuano a sentirsi bloccate.</span><br /><br /><span>La terapia non pu&ograve; fornire un motivo sufficiente per cambiare. Pu&ograve; per&ograve; rendere visibile qualcosa che spesso resta implicito. Pu&ograve; aiutare a riconoscere quando una modalit&agrave; che ci ha permesso di vivere continua a organizzare il presente anche se il mondo attorno a noi &egrave; cambiato. Pu&ograve; <strong>restituire storia</strong> a ci&ograve; che oggi chiamiamo carattere. Pu&ograve; mostrare che alcune delle qualit&agrave; che difendiamo con maggiore convinzione sono nate per proteggerci. E che forse non hanno pi&ugrave; bisogno di svolgere quel compito nello stesso modo.</span><br /><br /><span>La domanda clinica allora cambia. Non &egrave; pi&ugrave;:</span><br /><span>&ldquo;Perch&eacute; sono fatto cos&igrave;?&rdquo;</span><br /><span>Diventa:</span><br /><span>&ldquo;Da quanto tempo sono fatto cos&igrave;?&rdquo;</span><br /><br /><span>E soprattutto:</span><br /><span>&ldquo;In quale momento della mia vita questa modalit&agrave; &egrave; diventata necessaria?&rdquo;</span><br /><br /><span>Questa domanda introduce una nuova possibilit&agrave;. Perch&eacute; ci&ograve; che ha avuto un inizio pu&ograve; anche trasformarsi. Non significa rinnegare ci&ograve; che siamo stati. Non significa abbandonare le risorse che ci hanno permesso di attraversare momenti difficili. Significa riconoscere che le qualit&agrave; che ci hanno aiutato a vivere una fase della vita non sempre sono le stesse che permettono di attraversare quella successiva.</span><br /><br /><span>Quando questo passaggio non avviene, il rischio &egrave; che anche il lavoro su di s&eacute; diventi una forma di continuit&agrave; che non si aggiorna.</span><br /><br /><span>Forse uno degli <strong>equivoci pi&ugrave; diffusi della cultura terapeutica contemporanea </strong>consiste nel confondere il processo con il risultato.<br />&#8203;</span><br /><span>Comprendere s&eacute; stessi &egrave; importante. Conoscere la propria storia &egrave; importante. Riconoscere i propri adattamenti &egrave; importante. Ma <strong>il lavoro interiore non &egrave; il traguardo</strong>. &Egrave; uno strumento.</span><br /><br /><span>La sua funzione non &egrave; trattenerci indefinitamente nell&rsquo;analisi del passato. &Egrave; <strong>restituire energia alla vita</strong>.<br />&#8203;</span><br /><span>Come ha osservato<strong> Joel Paris</strong>, il rischio di una cultura terapeutica eccessivamente centrata sull&rsquo;introspezione &egrave; quello di trasformare il lavoro su di s&eacute; in un fine anzich&eacute; in un mezzo.<br /><br />La terapia diventa realmente trasformativa quando restituisce energia alla partecipazione, ai legami, ai progetti e alla costruzione della vita.</span><br /><br /><span>A un certo punto la domanda non &egrave; pi&ugrave; soltanto:</span><br /><span>&ldquo;Perch&eacute; sono diventato cos&igrave;?&rdquo;</span><br /><span>Diventa:</span><br /><span>&ldquo;La mia energia &egrave; ancora investita nel comprendere il passato o sta tornando a costruire il futuro?&rdquo;</span><br /><br /><span>Forse questo &egrave; uno dei segnali pi&ugrave; importanti del cambiamento. Non una maggiore capacit&agrave; di spiegarsi. Ma una maggiore disponibilit&agrave; a investire. Nei legami. Nei progetti. Nelle possibilit&agrave;. Nella costruzione di qualcosa che prima non sembrava accessibile.</span><br /><br /><span>Perch&eacute; il lavoro interiore &egrave; fecondo quando restituisce <strong>energia alla vita</strong>. Diventa un fardello quando assorbe energia che non riesce pi&ugrave; a trasformarsi in futuro.</span><br /><br /><span>Non sempre ci&ograve; che ci ha permesso di sopravvivere &egrave; ci&ograve; che ci permette di partecipare pienamente alla vita. Riconoscere che una modalit&agrave; &egrave; diventata insufficiente non significa sapere immediatamente quale sar&agrave; quella successiva. Significa per&ograve; riaprire la possibilit&agrave; che una risposta nuova possa emergere.</span><br /><br /><span>Per questo una <strong>soglia</strong> non &egrave; il luogo in cui smettiamo di essere noi stessi. &Egrave; il luogo in cui una modalit&agrave; di funzionamento smette di essere sufficiente.</span></font><br /><br /><font size="4">Forse la domanda non &egrave; se stiamo cambiando abbastanza. La domanda &egrave; se le forme attraverso cui abbiamo imparato a vivere continuano a sostenerci oppure se, silenziosamente, stanno chiedendo di essere aggiornate.<br /><br /><strong>Perch&eacute; la continuit&agrave; non coincide con la ripetizione</strong>.<br /><br />&#8203;Ci&ograve; che ci permette di restare vivi nel tempo non &egrave; conservare sempre le stesse forme, ma mantenere continuit&agrave; mentre impariamo a trasformarle.</font><br /><br /><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /><em><font color="#da4444" size="4">Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza</font></em></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:70%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="5"><strong>Letture correlate:</strong>&#8203;</font><strong><font size="4">&#8203;</font></strong><ul><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/corpo-e-percezione-come-cambia-lesperienza-di-se">CORPO E PERCEZIONE: COME CAMBIA L&rsquo;ESPERIENZA DI S&Eacute;</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">LA GRAZIA &mdash; PARTE I</a></strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">&#8203;</a></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-i">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE I&nbsp;</a></strong>&#8203;</li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Corpo e percezione: come cambia l’esperienza di sé]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/corpo-e-percezione-come-cambia-lesperienza-di-se]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/corpo-e-percezione-come-cambia-lesperienza-di-se#comments]]></comments><pubDate>Wed, 27 May 2026 13:06:06 GMT</pubDate><category><![CDATA[Mente Corpo]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/corpo-e-percezione-come-cambia-lesperienza-di-se</guid><description><![CDATA[Quando il corpo continua a trattenere ci&ograve; che la mente prova a comprendere e controllare      Corpo e percezione (immagine IA)   Il lavoro corpo&ndash;mente non coincide semplicemente con il rilassamento, ma con il modo in cui il sistema umano organizza e attraversa l&rsquo;esperienza.Ci sono momenti in cui il disagio non nasce soltanto da ci&ograve; che accade, ma dal modo in cui il corpo continua a sostenere ci&ograve; che vive.      A volte il pensiero cerca di comprendere, spiegare, c [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><em><span><font size="6">Quando il corpo continua a trattenere ci&ograve; che la mente prova a comprendere e controllare</font></span></em></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/img-0801_orig.jpeg" alt="corpo-mente, percezione interiore, trasformazione emotiva, tensione corporea, rilascio emotivo, esperienza corporea, ascolto del corpo, benessere psicologico, equilibrio interiore, relazione corpo emozioni, consapevolezza corporea, psicoterapia corpo mente, regolazione emotiva, immersione acqua, tensione e rilascio, percezione di s&eacute;, benessere emotivo, fotografia terapeutica, trasformazione personale, Studio Pancallo" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">Corpo e percezione (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4"><span>Il lavoro <strong><a href="https://www.pancallo.it/mente-corpo.html" target="_blank">corpo&ndash;mente </a></strong>non coincide semplicemente con il rilassamento, ma con il modo in cui il sistema umano organizza e attraversa l&rsquo;esperienza.</span><br /><br /><span>Ci sono momenti in cui il disagio non nasce soltanto da ci&ograve; che accade, ma dal modo in cui il corpo continua a sostenere ci&ograve; che vive.</span></font></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4">A volte il pensiero cerca di comprendere, spiegare, controllare.<br />Ma il corpo resta in allerta.<br /><br />Lo si avverte in un respiro trattenuto, in una tensione che ritorna sempre negli stessi punti, nella difficolt&agrave; a<strong> lasciarsi attraversare dalle emozioni</strong> senza irrigidirsi.<br /><br />Per questo il cambiamento non passa soltanto attraverso la comprensione razionale. Coinvolge anche il modo in cui il sistema <strong>corpo&ndash;mente</strong> impara lentamente a sentirsi in maniera diversa.<br /><br />Il lavoro integrato corpo&ndash;mente non consiste nel &ldquo;rilassarsi&rdquo; o nel gestire meglio le emozioni. &Egrave; un processo pi&ugrave; sottile.<br /><br />Attraverso l&rsquo;<strong>ascolto corporeo, il movimento, la relazione terapeutica e la possibilit&agrave; di dare forma all&rsquo;esperienza</strong>, il corpo pu&ograve; progressivamente uscire da modalit&agrave; automatiche di difesa e adattamento.<br /><br />Spesso il corpo racconta ci&ograve; che non &egrave; ancora stato pensato.<br /><br />Una tensione cronica, una postura irrigidita, la difficolt&agrave; a respirare profondamente o a sentire il proprio limite non sono soltanto sintomi da eliminare. Sono modalit&agrave; attraverso cui l&rsquo;organismo ha imparato a <strong>proteggersi</strong>.<br /><br />Nel tempo, quando l&rsquo;esperienza viene attraversata senza forzature, qualcosa pu&ograve; modificarsi. Non necessariamente attraverso uno sforzo maggiore.<br />A volte accade quando il sistema smette lentamente di trattenere tutto.<br /><br />La <strong>percezione interiore</strong> cambia allora non perch&eacute; la persona diventa &ldquo;pi&ugrave; forte&rdquo;, ma perch&eacute; il corpo non ha pi&ugrave; bisogno di sostenere continuamente lo stesso livello di tensione.<br /><br />&Egrave; qui che il lavoro <strong>corpo&ndash;mente</strong> diventa trasformativo: non nella ricerca della prestazione o del controllo, ma nella possibilit&agrave; di sviluppare una presenza pi&ugrave; fluida, regolata e aderente alla propria esperienza reale.<br /><br />Il corpo non &egrave; separato dalla storia personale.<br />La racconta continuamente.<br /><br />E a volte &egrave; proprio attraverso il corpo che una storia pu&ograve; iniziare lentamente a cambiare forma.&#8203;<br /><br />&#8203;</font><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /><em><font color="#da4444" size="4">Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza</font></em><br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <div class="paragraph"><font size="5"><strong>Letture correlate:</strong>&#8203;</font><strong><font size="4">&#8203;</font></strong><br /><ul><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">LA GRAZIA &mdash; PARTE I</a></strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">&#8203;</a><strong></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-i">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE I&nbsp;</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/il-passo-che-resiste">IL PASSO CHE RESISTE</a></strong></li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le relazioni che non iniziano da noi]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/le-relazioni-che-non-iniziano-da-noi]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/le-relazioni-che-non-iniziano-da-noi#comments]]></comments><pubDate>Mon, 04 May 2026 13:42:10 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/le-relazioni-che-non-iniziano-da-noi</guid><description><![CDATA[Estranei. Storia di un matrimonio&nbsp;&ndash; Belle Burden (Rizzoli)      Estranei. Storia di un matrimonio (immagine IA)   &#8203;C&rsquo;&egrave; un momento in cui una storia smette di appartenere solo a noi.&#8203;All&rsquo;inizio la viviamo come un&rsquo;esperienza personale. Poi, quasi impercettibilmente, comincia a mostrare una forma che la precede. Non si impone, non fa rumore. Si rivela nel tempo, nel ritorno delle stesse dinamiche, nella sensazione che certe scelte siano gi&agrave; ins [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><em><font size="6">Estranei. Storia di un matrimonio&nbsp;&ndash; Belle Burden (Rizzoli)</font></em></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/56c4503a-0b99-402c-bca1-1ee498daee16_orig.png" alt="relazioni familiari, eredit&agrave; emotiva, schemi relazionali, ripetizione generazionale, memoria familiare, destino inconscio, consapevolezza, trasformazione interiore, coppia distante, figure di spalle, distanza emotiva, silenzio, tensione invisibile, connessione fragile, intimit&agrave; sospesa, fili invisibili, riflessi, ombre sovrapposte, doppia presenza, pattern, cicli, stratificazione, eco del passato, finestra, skyline urbano, tramonto, luce calda, interni minimal, atmosfera contemplativa, malinconia, introspezione" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">Estranei. Storia di un matrimonio (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4">&#8203;<span>C&rsquo;&egrave; un momento in cui una storia smette di appartenere solo a noi.<br />&#8203;</span><br /><span>All&rsquo;inizio la viviamo come un&rsquo;esperienza personale. Poi, quasi impercettibilmente, comincia a mostrare una forma che la precede. Non si impone, non fa rumore. Si rivela nel tempo, nel ritorno delle stesse dinamiche, nella sensazione che certe scelte siano gi&agrave; inscritte dentro <strong>una continuit&agrave; pi&ugrave; ampia</strong>.</span></font></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div><div class="wsite-multicol"><div class="wsite-multicol-table-wrap" style="margin:0 -15px;"> 	<table class="wsite-multicol-table"> 		<tbody class="wsite-multicol-tbody"> 			<tr class="wsite-multicol-tr"> 				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4"><span>Alejandro Jodorowsky ha scritto che ci&ograve; che non diventa cosciente si trasforma in destino.<br /></span><br /><strong><em><span>Estranei. Storia di un matrimonio</span></em></strong><span>&nbsp;si muove esattamente su questa linea: non racconta soltanto una storia, ma rende visibile il modo in cui alcune forme relazionali attraversano le generazioni, si depositano e diventano familiari &mdash; e proprio per questo difficili da riconoscere.<br /></span><br /><span>L&rsquo;essere umano non &egrave; soltanto la somma delle esperienze vissute, ma anche delle storie che lo attraversano e lo formano.</span></font></div>   					 				</td>				<td class="wsite-multicol-col" style="width:50%; padding:0 15px;"> 					 						  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/img-0683_orig.jpeg" alt="coppia di spalle, silhouette, uomo e donna, distanza emotiva, relazione, finestra panoramica, skyline urbano, citt&agrave;, new york style, grattacieli, vista dall&rsquo;alto, interno elegante, appartamento moderno, luce del tramonto, luce calda, controluce, ombre lunghe, atmosfera intima, contemplazione, silenzio, tensione, amore complesso, matrimonio, solitudine condivisa" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>   					 				</td>			</tr> 		</tbody> 	</table> </div></div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4">Quando ci muoviamo in questa prospettiva, qualcosa cambia: diventiamo pi&ugrave; disponibili al confronto, pi&ugrave; capaci di cogliere gli elementi nascosti che si muovono sullo sfondo della nostra trama personale.<br />&#8203;<br />Nel libro emerge con chiarezza una continuit&agrave; tra le donne della stessa famiglia: uomini infedeli, relazioni che si mantengono nonostante la frattura, una capacit&agrave; di restare che nel tempo si trasforma in abitudine. Ma non &egrave; l&rsquo;infedelt&agrave; il nucleo della narrazione. &Egrave; la sua accettazione. &Egrave; il modo in cui quell&rsquo;esperienza viene interiorizzata fino a diventare una forma dell&rsquo;amore.<br />&#8203;<br />Non si tratta di eventi che si ripetono.<br />Si tratta di una struttura che si trasmette.<br /><br />&#8203;Riassemblare la propria storia personale intrecciandola con le radici familiari permette di accedere a una comprensione pi&ugrave; profonda di s&eacute;. Dentro questo processo si colloca anche la <strong>ripetizione</strong>: un movimento attraverso cui, all&rsquo;interno della famiglia, si ripropongono dinamiche simili, spostate nel tempo ma ancora vive nella <strong>memoria emotiva collettiva</strong>.<br /><br />La protagonista, senza accorgersene, eredita un modo di stare nella relazione: comprendere, giustificare, proteggere. Chiamare amore ci&ograve; che, progressivamente, si rivela come una forma di adattamento al bisogno dell&rsquo;altro.<br />Un asservimento sottile, mai imposto, ma costruito nel tempo come modalit&agrave; necessaria per mantenere il legame.<br /><br />&Egrave; in questo spazio silenzioso che la <strong>ripetizione</strong> prende forma.<br />Eppure la ripetizione non &egrave; mai soltanto una condanna. Pu&ograve; apparire casuale, ma spesso &egrave; un invito a rileggere il passato per trasformarlo. Non rompe con la storia familiare: la include, la attraversa, la rielabora.<br /><br />A un certo punto, qualcosa si incrina.<br />La domanda cambia qualit&agrave;. Non riguarda pi&ugrave; soltanto ci&ograve; che accade, ma il modo in cui accade: cosa rende possibile quella continuit&agrave;? E soprattutto, cosa pu&ograve; accadere nel momento in cui viene vista?<br /><br />Non si tratta di uscire dalla storia.<br />Si tratta di riconoscerla.<br /><br />&Egrave; qui che il libro compie il suo passaggio pi&ugrave; importante. Vivere comporta inevitabilmente anche ripetere alcuni aspetti delle storie familiari. Non esiste una rottura totale, n&eacute; una liberazione definitiva da ci&ograve; che ci precede. Ma accorgersene modifica profondamente la posizione da cui quella ripetizione viene vissuta.<br /><br />Quando ci&ograve; che era invisibile diventa visibile, non scompare.<br />Ma cambia significato.<br /><br />La protagonista non cancella ci&ograve; che ha ereditato.<br />Ma smette di identificarlo completamente con s&eacute; stessa.<br /><br />E in questo scarto &mdash; minimo ma decisivo &mdash; si apre una possibilit&agrave; nuova:&nbsp;<span style="font-weight:bold">non smettere di ripetere, ma trasformare il modo in cui si ripete.</span><br /><br />Ci&ograve; che prima era chiamato amore pu&ograve; essere riconosciuto come dipendenza.<br />Ci&ograve; che sembrava cura pu&ograve; rivelarsi come rinuncia a s&eacute;.<br /><br />&#8203;Ed &egrave; proprio qui che il libro introduce una <strong>forma di speranza </strong>che non ha nulla di consolatorio. La comprensione riguarda anche ci&ograve; che, nelle relazioni della sua famiglia, non &egrave; stato possibile: l&rsquo;intimit&agrave; emotiva. Non perch&eacute; mancasse il legame, ma perch&eacute; mancava lo spazio per attraversarne la complessit&agrave; senza doverla contenere o evitare.<br /><br />Evitare l&rsquo;intimit&agrave;, in questo senso, &egrave; stato un modo per mantenere il legame, ma anche <strong>ci&ograve; che ne ha limitato la profondit&agrave;</strong>.<br /><br />Nel riconoscere questo passaggio, la protagonista apre una possibilit&agrave; diversa: quella di una relazione in cui non si perde pi&ugrave; di vista la propria voce, la propria percezione, il proprio valore.<br /><br />E insieme a questo emerge una consapevolezza pi&ugrave; ampia sulla trasmissione: ci&ograve; che passa tra le generazioni non &egrave; soltanto ci&ograve; che accade, ma il modo in cui viene vissuto, nominato o taciuto.<br /><br />Non possiamo sottrarci completamente a ci&ograve; che ereditiamo.<br />Ma possiamo <strong><a href="https://www.pancallo.it/trasformazione.html" target="_blank">trasformare</a></strong> il modo in cui lo portiamo avanti.<br /><br />Ci&ograve; che ereditiamo non &egrave; il problema.<br />Il problema &egrave; quando resta invisibile.<br />Quando diventa visibile, pu&ograve; smettere di ripetersi allo stesso modo.<br /><br />Ivan Boszormenyi-Nagy scrive: &ldquo;Gli impegni di lealt&agrave; sono come fili invisibili ma solidi che mantengono uniti pezzi complessi di comportamento relazionale sia nelle famiglie che nella societ&agrave; pi&ugrave; ampia.&rdquo;<br /><br />Forse &egrave; proprio l&igrave;, toccando questi fili invisibili, che sviluppiamo la capacit&agrave; di abitarli in modo diverso &mdash; di guidarci senza rimanere intrappolati, portando <strong>uno sguardo nuovo sulla nostra storia</strong>.<br /><br /></font><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:70%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="5"><strong>Letture correlate:</strong>&#8203;</font><strong><font size="4">&#8203;</font></strong><ul><li><strong>&#8203;<a href="https://www.pancallo.it/news/alfabetizzarsi-dentro-per-cambiare-fuori">ALFABETIZZARSI DENTRO PER CAMBIARE FUORI</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grecia-come-specchio-e-come-miraggio">LA GRECIA COME SPECCHIO E COME MIRAGGIO</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grecia-come-specchio-e-come-miraggio">&#8203;</a><a href="https://www.pancallo.it/news/larte-di-diventare-umani-di-rob-riemen-un-manifesto-contro-la-disumanizzazione">L&rsquo;ARTE DI DIVENTARE UMANI DI ROB RIEMEN: UN MANIFESTO CONTRO LA DISUMANIZZAZIONE</a></strong></li><li><strong><font size="4"><a href="https://www.pancallo.it/libri-consigliati.html">Libri consigliati</a></font></strong>&#8203;<strong><font size="5">&nbsp;</font></strong>&#8203;&#8203;</li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA GRAZIA — Parte II]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-ii]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-ii#comments]]></comments><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 13:00:32 GMT</pubDate><category><![CDATA[Alfabetizzazione Emotiva]]></category><category><![CDATA[Dialoghi corpo mente]]></category><category><![CDATA[Mente Corpo]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-ii</guid><description><![CDATA[La regolazione del legame e la durata della salute  &ldquo;La sofferenza non nasce solo dall&rsquo;intensit&agrave; della vita, ma dall&rsquo;assenza di relazioni capaci di regolarne il peso.&rdquo; &mdash; Anna Pancallo      La Grazia - Parte II (immagine IA)   La Grazia come principio regolativo del legameNella prima parte abbiamo introdotto la Grazia come condizione regolativa capace di sostenere la continuit&agrave; vitale del S&eacute; oltre la semplice capacit&agrave; di resistere.In ambit [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong><em><font size="6">La regolazione del legame e la durata della salute</font></em></strong></div>  <blockquote style="text-align:left;"><em><font size="5">&ldquo;La sofferenza non nasce solo dall&rsquo;intensit&agrave; della vita, ma dall&rsquo;assenza di relazioni capaci di regolarne il peso.&rdquo; </font></em><font size="5">&mdash; Anna Pancallo</font></blockquote>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/83b750cb-5d2a-461d-9a1d-210289c86a81_orig.jpeg" alt="uomo appoggiato spalla donna, sostegno emotivo, regolazione affettiva, relazione di supporto, grazia relazione, connessione emotiva, psicoterapia relazione, benessere relazionale, presenza condivisa, equilibrio emotivo, coppia intimit&agrave; calma, supporto psicologico, salute mentale relazioni, regolazione del legame, studio pancallo psicologia" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">La Grazia - Parte II (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-weight:bold"><font size="6">La Grazia come principio regolativo del legame</font></span><br /><br /><font size="4">Nella <strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i" target="_blank">prima parte </a></strong>abbiamo introdotto la <strong>Grazia</strong> come condizione regolativa capace di sostenere la continuit&agrave; vitale del S&eacute; oltre la semplice capacit&agrave; di resistere.<br /><br />In <strong>ambito psicoterapeutico</strong>, la Grazia non rappresenta un&rsquo;esperienza eccezionale n&eacute; un esito ideale del percorso. Pu&ograve; essere descritta, pi&ugrave; precisamente, come un principio regolativo del legame.</font></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4">La letteratura sull&rsquo;attaccamento e sulla <strong>regolazione affettiva </strong>mostra come il senso di sicurezza relazionale consenta una riduzione dell&rsquo;attivazione difensiva e favorisca processi integrativi del S&eacute; (Schore, 2012; Winnicott, 1965).<br /><br />Quando la <strong>Grazia</strong> &egrave; assente, la relazione tende a organizzarsi attorno a forme implicite di valore condizionato: essere adeguati, non deludere, non gravare sull&rsquo;altro, mantenere coerenza e funzionalit&agrave; anche a costo della vitalit&agrave; personale.<br /><br />In questi assetti, il legame pu&ograve; restare solido e funzionante, sostenuto da forme di collaborazione e reciprocit&agrave; che consentono al sistema di reggere anche condizioni di <strong>stress prolungato</strong>.<br /><br />&Egrave; ci&ograve; che possiamo riconoscere come una forma di resilienza relazionale: la capacit&agrave; di continuare a funzionare insieme, sostenendosi reciprocamente.<br /><br />Tuttavia, sul piano dell&rsquo;esperienza, questa modalit&agrave; lascia una traccia riconoscibile: la presenza resta attiva e, al termine dello scambio, permane spesso un residuo di fatica.<br /><br />La presenza della <strong>Grazia</strong> introduce invece una variazione sottile ma decisiva.<br />Diventa possibile restare nella relazione senza dover sostenere attivamente la propria presenza.<br /><br />Il corpo pu&ograve; appoggiarsi, il tono si modula, il respiro si amplia.<br />La differenza non riguarda ci&ograve; che accade nella relazione, ma il modo in cui il sistema &egrave; chiamato a sostenerla.<br /><br />La <strong>Grazia</strong> non elimina il limite: ne consente l&rsquo;integrazione.</font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">La perdita di Grazia: quando la self-regulation diventa sforzo</font></span><br /><br /><font size="4">La perdita di <strong>Grazia</strong> avviene spesso in modo progressivo e adattivo.<br />Il soggetto assume su di s&eacute; l&rsquo;intero lavoro regolativo: anticipa, controlla, sostiene e mantiene equilibrio per s&eacute; e per gli altri.<br /><br />La <strong>self-regulation</strong>, anzich&eacute; emergere spontaneamente dal campo relazionale, diventa un processo volontario e faticoso. Il funzionamento resta efficace, ma la vitalit&agrave; viene progressivamente sostituita dalla tenuta.<br /><br />In questi assetti il soggetto mantiene coerenza funzionale, ma al prezzo di un incremento del<strong> carico regolativo individuale</strong>, fenomeno descritto come passaggio da regolazione condivisa a autoregolazione compensatoria (Cozolino, 2014).<br /><br />Non si tratta di un fallimento adattivo, ma del suo eccesso.</font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">La Grazia nella relazione terapeutica</font></span><br /><br /><font size="4">Nel setting clinico la <strong>Grazia</strong> non &egrave; prodotta da una tecnica specifica.<br />Emerge quando il campo terapeutico diventa sufficientemente sicuro da permettere una regolazione implicita condivisa.<br /><br />Numerosi studi sul processo terapeutico mostrano come il cambiamento avvenga prevalentemente attraverso processi impliciti di sintonizzazione interpersonale &mdash; ritmo, prosodia, pause e micro-regolazioni corporee &mdash; che contribuiscono alla <strong>regolazione reciproca del sistema relazionale</strong> (Stern, 2004; Beebe &amp; Lachmann, 2002).<br /><br />In tale condizione, la self-regulation del paziente non &egrave; pi&ugrave; sostenuta dallo sforzo di controllo, ma riemerge come funzione spontanea dell&rsquo;organismo.<br /><br />Il cambiamento avviene per decompressione pi&ugrave; che per acquisizione. Non perch&eacute; il problema venga risolto, ma perch&eacute; il sistema non &egrave; pi&ugrave; costretto a sostenerlo da solo.<br /><br />In questo senso, il passaggio verso la <strong>Grazia</strong> implica spesso una trasformazione controintuitiva. Non &egrave; la fiducia a permettere la rottura dello schema, ma &egrave; nella <strong>rottura dello schema </strong>che la fiducia pu&ograve; finalmente emergere.<br /><br />In questo senso, il lavoro relazionale pu&ograve; essere compreso anche come un campo di apprendimento esperienziale. Non nel senso di acquisire tecniche o strategie, ma come possibilit&agrave; di <strong>incontrare</strong>, all&rsquo;interno della relazione, le proprie modalit&agrave; abituali e di sperimentare micro-variazioni nel modo di sostenerle.<br />Questo implica una trasformazione dello sguardo.<br /><br />Spesso si tende a pensare che la qualit&agrave; delle relazioni dipenda dal trovare le persone &ldquo;giuste&rdquo;, capaci di non attivare conflitti o difficolt&agrave;. Ma in molti casi ci&ograve; che mantiene la fatica non &egrave; tanto la presenza di relazioni inadeguate, quanto la ripetizione di un modello relazionale che continua a organizzare lo scambio nello stesso modo.<br /><br />Non &egrave; trovare le relazioni giuste, ma trasformare, nel tempo, il proprio modo di stare nella relazione, anche quando questo ci mette in difficolt&agrave;. In questa prospettiva, la relazione non &egrave; il luogo in cui evitare la difficolt&agrave;, ma <strong>lo spazio in cui &egrave; possibile apprendere</strong>, nel tempo, una diversa qualit&agrave; del contatto.<br /><br />Questo processo richiede una sospensione dell&rsquo;<strong>urgenza di risultato</strong>.<br /><br />Non perch&eacute; il cambiamento non sia importante, ma perch&eacute;, quando &egrave; ricercato in modo immediato, tende a riattivare le stesse modalit&agrave; di controllo che impediscono la <strong><a href="https://www.pancallo.it/trasformazione.html" target="_blank">trasformazione</a></strong>.<br /><br />Talvolta questo passaggio &egrave; osservabile in modo estremamente concreto.<br /><br />In una coppia che ha sviluppato nel tempo una buona capacit&agrave; di funzionare insieme, il dialogo pu&ograve; restare corretto, rispettoso, regolato. Ciascuno cerca di comprendere l&rsquo;altro, di non eccedere, di mantenere equilibrio. Eppure, al termine dello scambio, entrambi riferiscono una sottile stanchezza, come se la relazione richiedesse un lavoro costante di gestione.<br /><br />In seduta, pu&ograve; accadere che uno dei due interrompa questo assetto e dica semplicemente: &ldquo;Non ho voglia di essere comprensivo adesso&rdquo;.<br /><br />In molti casi, l&rsquo;altro interviene immediatamente per ristabilire equilibrio: spiega, si giustifica, si adatta. &Egrave; qui che la relazione torna nello sforzo.<br /><br />Quando invece &egrave; possibile restare senza correggere, senza anticipare e senza compensare, la regolazione non si interrompe, ma cambia forma.<br /><br />Se l&rsquo;altro riesce a non intervenire immediatamente per ristabilire equilibrio, ma resta presente senza aggiustare, si produce una variazione del campo: la tensione non viene amplificata, ma neppure compensata. La relazione continua a esistere senza richiedere uno sforzo aggiuntivo. In questi momenti il sistema non smette di regolarsi, ma smette di farlo attraverso il controllo.<br /><br />Una dinamica analoga pu&ograve; emergere anche in contesti ad <strong>alta performance</strong>.<br />Gruppi di lavoro molto coesi possono sviluppare una forte resilienza relazionale: quando uno cala, gli altri sostengono; quando la pressione aumenta, il sistema si compatta.<br /><br />Questa modalit&agrave; consente risultati elevati e continuit&agrave; operativa, ma spesso si accompagna a un&rsquo;attivazione costante e a una fatica che tende a essere normalizzata.<br /><br />Il passaggio verso la <strong>Grazia</strong> non richiede necessariamente un cambiamento delle condizioni esterne, ma una trasformazione della qualit&agrave; regolativa del campo.<br /><br />Pu&ograve; emergere quando diventa possibile riconoscere che non ogni momento richiede lo stesso livello di attivazione e che il sistema pu&ograve; modulare la propria risposta senza entrare automaticamente in <strong>iper-funzionamento</strong>.<br /><br />L&rsquo;esperienza soggettiva cambia in modo discreto ma evidente: le stesse azioni vengono svolte con un minor costo energetico, e la presenza non necessita pi&ugrave; di essere continuamente sostenuta.</font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Grazia, durata e prevenzione</font></span><br /><br /><font size="4">Integrare la <strong>Grazia</strong> come principio clinico significa riconoscere il valore preventivo della qualit&agrave; regolativa del legame.<br /><br />Soggetti altamente resilienti possono sostenere carichi elevati per lungo tempo, ma in assenza di <strong>contesti relazionali regolativi</strong> il funzionamento tende al logoramento progressivo.<br /><br />La salute non coincide soltanto con la capacit&agrave; di resistere, ma con la possibilit&agrave; di essere sostenuti da relazioni che permettano al sistema<strong> psico-corporeo</strong> di autoregolarsi senza consumo continuo di energia.<br /><br />La differenza si riconosce soprattutto nel &ldquo;dopo&rdquo;: quando la regolazione &egrave; sostenuta dallo sforzo, l&rsquo;esperienza lascia un residuo; quando emerge all&rsquo;interno di un campo sufficientemente regolativo, la vitalit&agrave; si mantiene o si ripristina spontaneamente.<br /><br />Quando questa condizione viene meno, il sistema pu&ograve; continuare a funzionare a lungo, ma al prezzo di una progressiva riallocazione delle proprie risorse verso la difesa e il mantenimento dell&rsquo;equilibrio, con un lento<strong> impoverimento della vitalit&agrave;</strong>.<br /><br />In questa prospettiva, il concetto di <strong>Grazia</strong> dialoga in modo naturale con i modelli contemporanei della <strong>Lifestyle Medicine</strong>, che riconoscono nella qualit&agrave; delle relazioni sociali uno dei principali determinanti di salute.<br /><br />La <strong>Grazia</strong> pu&ograve; essere allora compresa come la qualit&agrave; regolativa di tale campo: una condizione nella quale il sistema nervoso non &egrave; costretto a sostenere da solo il lavoro della regolazione, ma pu&ograve; riappoggiarsi alla presenza dell&rsquo;altro.<br /><br />Forse la vera prevenzione inizia quando non siamo pi&ugrave; costretti a reggere da soli ci&ograve; che pu&ograve; essere condiviso.</font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Epilogo</font></span><br /><br /><font size="4">La dimensione della <strong>Grazia</strong> non riguarda soltanto l&rsquo;equilibrio psicologico o la regolazione affettiva. Riguarda anche una qualit&agrave; pi&ugrave; profonda dell&rsquo;esperienza umana: la <strong>fiducia</strong> nella possibilit&agrave; che la vita possa essere sostenuta insieme.<br /><br />La scrittrice e saggista franco-austriaca Christiane Singer (1943&ndash;2007) ha espresso con straordinaria intensit&agrave; questa dimensione della fiducia quando scrive: &ldquo;Bisogna riprendere fiducia, un&rsquo;appassionata fiducia nel nostro destino. Siamo tutti inibiti, irrigiditi&hellip; Non osiamo pi&ugrave; credere che la passione vissuta nella dimensione del nostro destino possa avere un&rsquo;importanza smisurata sull&rsquo;universo intero. A partire dal momento in cui ci immergiamo nella dimensione della passione, possiamo spostare le montagne. E qualcosa dentro di noi lo sa.&rdquo;<br /><br />Forse la differenza non &egrave; tra chi regge e chi non regge, ma tra chi &egrave; costretto a reggere e chi pu&ograve; essere sostenuto.<br /><br />In termini clinici, potremmo dire che la <strong>Grazia</strong> non elimina il peso dell&rsquo;esistenza, ma permette che esso non debba pi&ugrave; essere sostenuto da soli.</font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Come riconoscere la Grazia nella propria esperienza</font></span><br /><br /><font size="4">La <strong>Grazia</strong> non si presenta come un&rsquo;emozione intensa n&eacute; come uno stato particolare da raggiungere. &Egrave; una variazione pi&ugrave; sottile, che riguarda il modo in cui l&rsquo;esperienza viene <strong>sostenuta nel corpo e nella relazione</strong>.<br /><br />Pu&ograve; essere riconosciuta attraverso alcuni segnali:</font><ul><li><font color="#818181" size="4">quando &egrave; possibile restare in una situazione senza avvertire la necessit&agrave; di sostenere attivamente la propria presenza;</font></li><li><font color="#818181" size="4">quando il corpo, pur dentro una richiesta o una difficolt&agrave;, non mantiene una tensione costante ma pu&ograve; modulare il proprio tono;</font></li><li><font color="#818181" size="4">quando, al termine di uno scambio, non resta un residuo di fatica ma una sensazione di continuit&agrave;;</font></li><li><font color="#818181" size="4">quando non &egrave; necessario anticipare, controllare o compensare per mantenere la relazione;</font></li><li><font color="#818181" size="4">quando il limite pu&ograve; essere mostrato senza che questo metta a rischio il legame.</font></li></ul><br /><font size="4">Non si tratta di momenti privi di difficolt&agrave;, ma di condizioni in cui la difficolt&agrave; non richiede uno sforzo aggiuntivo per essere attraversata.<br /><br />In questa prospettiva,<strong> la capacit&agrave; di riconoscere la Grazia</strong> nella propria esperienza rappresenta una forma di <strong>autopercezione incarnata</strong> che orienta la qualit&agrave; della vita e sostiene nel tempo i processi di salute. Non come tecnica o controllo, ma come possibilit&agrave; di accorgersi quando il sistema sta sostenendo da solo ci&ograve; che potrebbe essere condiviso.</font><br /><br /><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /><em><font color="#da4444" size="4">Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza</font></em></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:70%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div></div>  <div class="paragraph"><font size="5"><strong>Letture correlate:</strong>&#8203;</font><strong><font size="4">&#8203;</font></strong><ul><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">LA GRAZIA &mdash; PARTE I</a></strong></li><li><a href="https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i">&#8203;</a><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-iii">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE III</a></strong></li><li><strong>&#8203;</strong><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-ii">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO &ndash; PARTE II</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-i">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE I&nbsp;</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/il-passo-che-resiste">IL PASSO CHE RESISTE</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/specchi-fragili-psicoterapia-e-cura-di-se-nellepoca-del-narcisismo">SPECCHI FRAGILI: PSICOTERAPIA E CURA DI S&Eacute; NELL&rsquo;EPOCA DEL NARCISISMO</a></strong>&#8203;</li></ul></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[LA GRAZIA — Parte I]]></title><link><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i]]></link><comments><![CDATA[https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i#comments]]></comments><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 13:55:10 GMT</pubDate><category><![CDATA[Alfabetizzazione Emotiva]]></category><category><![CDATA[Dialoghi corpo mente]]></category><category><![CDATA[Lifestyle Medicine]]></category><category><![CDATA[Mente Corpo]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i</guid><description><![CDATA[Quando funzionare non basta pi&ugrave;  Non ci ammaliamo solo per ci&ograve; che accade, ma per ci&ograve; che siamo costretti a sostenere da soli.      La Grazia - Parte I (immagine IA)   Ci sono momenti in cui una persona continua a funzionare senza riuscire pi&ugrave; a sentirsi realmente sostenuta dall&rsquo;esperienza che vive.All&rsquo;esterno nulla sembra cambiare: le responsabilit&agrave; vengono portate avanti, le relazioni proseguono, gli impegni vengono rispettati.Eppure qualcosa si m [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong><em><font size="6">Quando funzionare non basta pi&ugrave;</font></em></strong></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><em><font size="5">Non ci ammaliamo solo per ci&ograve; che accade, ma per ci&ograve; che siamo costretti a sostenere da soli.</font></em></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-thin " style="padding-top:10px;padding-bottom:20px;margin-left:0px;margin-right:0px;text-align:center"> <a href='https://www.pancallo.it/news/la-grazia-parte-i'> <img src="https://www.pancallo.it/uploads/1/9/9/3/19937849/img-0338_orig.jpeg" alt="psicologia del corpo, isolamento emotivo, disconnessione relazionale, uomo solo in mezzo alla famiglia, presenza senza connessione, fatica emotiva invisibile, stress silenzioso, salute mentale quotidiana, adattamento eccessivo, resilienza e burnout, vita familiare e distanza emotiva, equilibrio psicologico, regolazione emotiva, co-regolazione, self regulation, benessere psicologico, uomo che legge libro, scena domestica realistica, simbolo isolamento, cubo di vetro metafora, distanza invisibile, psicologia relazionale, studio pancallo, psicologia della presenza" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%">La Grazia - Parte I (immagine IA)</div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="4"><span>Ci sono momenti in cui una persona continua a funzionare senza riuscire pi&ugrave; a <strong>sentirsi realmente sostenuta </strong>dall&rsquo;esperienza che vive.</span><br /><br /><span>All&rsquo;esterno nulla sembra cambiare: le responsabilit&agrave; vengono portate avanti, le relazioni proseguono, gli impegni vengono rispettati.</span><br /><br /><span>Eppure qualcosa si modifica lentamente nella qualit&agrave; della presenza.</span><br /><span>La fatica aumenta.</span><br /><span>Il recupero diventa pi&ugrave; difficile.</span><br /><span>La vitalit&agrave; si assottiglia.</span><br /><br /><span>Non si tratta di un crollo.</span><br /><span>Piuttosto di un <strong>progressivo consumo silenzioso</strong>.</span><br /><br /><span>&Egrave; spesso in questa zona poco visibile che la clinica incontra una domanda nuova; che non riguarda la capacit&agrave; di resistere, ma la possibilit&agrave; di vivere senza dover sostenere tutto da soli.<br />&#8203;</span></font><br /></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><span style="font-weight:bold"><font size="6">Introduzione</font></span><br /><br /><font size="4"><span>Nella clinica contemporanea si osserva con crescente frequenza la presenza di persone caratterizzate da una notevole capacit&agrave; di tenuta emotiva e relazionale.</span><br /><span>Sono soggetti competenti, affidabili, spesso profondamente responsabili, capaci di sostenere nel tempo richieste affettive, professionali e sociali anche in condizioni di stress prolungato.</span><br /><br /><span>Paradossalmente, &egrave; proprio all&rsquo;interno di questi profili che emergono<strong> forme di sofferenza a bassa visibilit&agrave; clinica</strong>: affaticamento persistente, disturbi del sonno, sintomatologia funzionale, riduzione della vitalit&agrave; e senso di continuit&agrave; esistenziale pi&ugrave; fragile.</span></font><br /><br /><font size="4"><span>Queste persone non crollano. Continuano a funzionare.</span><br /><span>E proprio per questo spesso non comprendono immediatamente cosa stia accadendo.</span><br /><br /><span>La clinica ci invita allora a distinguere tra <strong>resilienza</strong> e <strong>salute</strong>.</span><br /><br /><span>La resilienza riguarda la capacit&agrave; di resistere allo stress mantenendo la funzionalit&agrave;.</span><br /><span>La salute, invece, riguarda la possibilit&agrave; di durare nel tempo senza consumare progressivamente le proprie risorse vitali.</span></font><br /><br /><font size="4"><span>Non tutto ci&ograve; che consente di reggere garantisce integrazione, vitalit&agrave; e continuit&agrave; del S&eacute;.&nbsp;</span><span>A volte ci&ograve; che permette di <strong>resistere nel breve periodo</strong> diventa proprio ci&ograve; che consuma lentamente la vita nel lungo tempo.</span><br /><br />In questi casi siamo di fronte a condizioni che possono essere descritte come <strong>forme di regolazione senza relazione</strong>: il sistema psico-corporeo continua a funzionare attraverso strategie individuali di adattamento, ma in assenza di un campo relazionale sufficientemente regolativo.<br /><br />Nella clinica contemporanea incontriamo sempre pi&ugrave; frequentemente condizioni di questo tipo: sistemi che funzionano, che si adattano, che reggono nel tempo, ma che lo fanno in assenza di un <strong>sostegno relazionale sufficientemente integrato</strong>.<br /><br />In questi casi la regolazione non si interrompe, ma si isola. E quando la regolazione si isola, la vitalit&agrave; non crolla &mdash; si riduce progressivamente, fino a rendere l&rsquo;esperienza meno abitabile.</font><br /><br /><font size="4"><span>&Egrave; all&rsquo;interno di questo spazio clinico che emerge la necessit&agrave; di introdurre un diverso principio di comprensione del funzionamento umano: <strong>il concetto di Grazia</strong>.</span></font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Grazia e salute relazionale</font></span><br /><br /><font size="4"><span>Il <strong>concetto di Grazia </strong>nasce dall&rsquo;osservazione clinica dei processi regolativi che si instaurano nei legami significativi e dialoga naturalmente con i modelli della <strong>Lifestyle Medicine</strong>, ampliandone la prospettiva attraverso l&rsquo;inclusione della dimensione relazionale, corporea e simbolica dell&rsquo;esperienza.</span><br /><br /><span>In una <strong>logica regolativa</strong>, la salute non deriva dall&rsquo;assenza di stimoli, ma dalla possibilit&agrave; che essi siano modulabili e integrabili.</span><br /><span>Non &egrave; l&rsquo;intensit&agrave; della sollecitazione a produrre disequilibrio, ma l&rsquo;impossibilit&agrave; per il sistema di trasformarla in un&rsquo;esperienza dotata di senso.</span><br /><br /><span>La <strong>Grazia</strong> non coincide con la passivit&agrave; n&eacute; con la riduzione delle richieste della vita.</span><br /><span>Rappresenta piuttosto una qualit&agrave; del campo relazionale che consente al soggetto di rispondere allo stimolo senza ricorrere a strategie di ipercontrollo o adattamento forzato.</span><br /><br /><span>Dal punto di vista clinico: <strong>l</strong></span><span><strong>a Grazia &egrave; uno stato regolativo emergente del campo relazionale</strong> in cui il sistema psico-corporeo pu&ograve; modulare l&rsquo;attivazione senza ricorrere a strategie difensive di ipercontrollo o adattamento forzato, consentendo l&rsquo;integrazione del limite e la continuit&agrave; vitale del S&eacute; nel legame.</span></font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Grazia e self-regulation</font></span><br /><br /><font size="4"><span>Le <strong>neuroscienze relazionali</strong> hanno progressivamente mostrato come la regolazione emotiva non sia un processo esclusivamente intrapsichico, ma emerga originariamente all&rsquo;interno delle relazioni attraverso dinamiche di co-regolazione, dalle quali si sviluppa la capacit&agrave; di <strong>self-regulation</strong> del soggetto (Schore, 2012; Porges, 2011).</span><br /><br /><span>La self-regulation non coincide quindi con il controllo volontario delle emozioni, ma con la possibilit&agrave; del sistema psico-corporeo di <strong>modulare spontaneamente </strong>i propri stati di attivazione mantenendo flessibilit&agrave; e continuit&agrave; esperienziale.</span><br /><br /><span>Quando il sistema relazionale offre condizioni sufficienti di sicurezza, il sistema nervoso pu&ograve; oscillare entro una finestra di tolleranza sufficientemente ampia, permettendo l&rsquo;integrazione dell&rsquo;esperienza senza ricorrere a strategie difensive rigide (Siegel, 1999).</span><br /><br /><span>Il corpo mantiene allora plasticit&agrave;, l&rsquo;esperienza resta accessibile e il limite non viene vissuto come minaccia ma come parte<strong> integrabile dell&rsquo;esistenza</strong>.</span><br /><span>Una simile condizione &egrave; stata descritta, in ambito fenomenologico, come un accordo implicito tra <strong>organismo e ambiente</strong>, nel quale l&rsquo;azione emerge senza forzatura compensatoria (Merleau-Ponty, 1945).</span><br /><br /><span>La Grazia pu&ograve; essere compresa come una <strong>forma di self-regulation</strong> incarnata e relazionale, nella quale la regolazione non &egrave; sostenuta esclusivamente dallo sforzo individuale ma dalla qualit&agrave; del campo interpersonale.</span></font><br /><br /><span style="font-weight:bold"><font size="6">Chiusura &mdash; Parte I</font></span><br /><br /><font size="4"><span>Molte delle sofferenze contemporanee non derivano dall&rsquo;incapacit&agrave; di adattarsi, ma dall&rsquo;<strong>eccesso di adattamento</strong>.</span><br /><br /><span>Quando la regolazione diventa un compito esclusivamente individuale, il funzionamento pu&ograve; restare efficiente mentre la vitalit&agrave; si riduce lentamente.</span><br /><br />Forse il problema non &egrave; imparare a resistere di pi&ugrave;, ma comprendere cosa accade quando la regolazione resta senza relazione. &Egrave; in questa frattura che la vitalit&agrave; si riduce, ed &egrave; da qui che la clinica &egrave; chiamata a intervenire.<br /><br />Quando la regolazione resta senza relazione, la vita continua, ma smette di circolare.<br />&#8203;</font><br /><font size="4"><span>Di questo parleremo nella seconda parte: di come la Grazia possa perdersi, e di come possa riemergere all&rsquo;interno della <strong>relazione terapeutica</strong>.</span><br /><br /><span>I riferimenti bibliografici citati nel testo sono riportati integralmente al termine della seconda parte dell&rsquo;articolo.</span></font><br /><br /><em><font color="#da4444" size="4">Testo a cura della Dott.ssa Anna Pancallo</font></em><br /><em><font color="#da4444" size="4">Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza</font></em></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:70%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 70%;"></div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font size="5"><strong>Letture correlate:</strong>&#8203;</font><strong><font size="4">&#8203;</font></strong><br /><ul><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-iii">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE III</a></strong></li><li><strong>&#8203;</strong><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-ii">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO &ndash; PARTE II</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/la-relazione-come-primo-farmaco-parte-i">LA RELAZIONE COME PRIMO FARMACO - PARTE I&nbsp;</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/il-passo-che-resiste">IL PASSO CHE RESISTE</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.pancallo.it/news/specchi-fragili-psicoterapia-e-cura-di-se-nellepoca-del-narcisismo">SPECCHI FRAGILI: PSICOTERAPIA E CURA DI S&Eacute; NELL&rsquo;EPOCA DEL NARCISISMO</a></strong>&#8203;</li></ul></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>