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A volte continuiamo a fare qualcosa non perché ci corrisponda ancora, ma perché abbiamo imparato a farlo molto bene. Ci sono persone che hanno imparato molto presto a non disturbare l’equilibrio delle cose. Sanno aspettare. Comprendono le ragioni degli altri. Intuiscono quando è meglio tacere, quando rimandare una richiesta, quando fare ancora un piccolo passo indietro.
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Quando una disposizione diventa una possibilità di trasformazione Che cosa significa essere timidi?
La domanda sembra semplice, quasi appartenesse a quelle caratteristiche con cui siamo abituati a descrivere le persone fin dall’infanzia: un bambino è vivace, socievole, curioso; oppure è riservato, prudente, timido. Eppure, procedendo nella lettura di Il coraggio di essere timidi di Massimo Ammaniti, questa apparente semplicità si dissolve. La regolazione del legame e la durata della salute “La sofferenza non nasce solo dall’intensità della vita, ma dall’assenza di relazioni capaci di regolarne il peso.” — Anna Pancallo La Grazia come principio regolativo del legame
Nella prima parte abbiamo introdotto la Grazia come condizione regolativa capace di sostenere la continuità vitale del Sé oltre la semplice capacità di resistere. In ambito psicoterapeutico, la Grazia non rappresenta un’esperienza eccezionale né un esito ideale del percorso. Può essere descritta, più precisamente, come un principio regolativo del legame. Quando funzionare non basta più Non ci ammaliamo solo per ciò che accade, ma per ciò che siamo costretti a sostenere da soli. Ci sono momenti in cui una persona continua a funzionare senza riuscire più a sentirsi realmente sostenuta dall’esperienza che vive.
All’esterno nulla sembra cambiare: le responsabilità vengono portate avanti, le relazioni proseguono, gli impegni vengono rispettati. Eppure qualcosa si modifica lentamente nella qualità della presenza. La fatica aumenta. Il recupero diventa più difficile. La vitalità si assottiglia. Non si tratta di un crollo. Piuttosto di un progressivo consumo silenzioso. È spesso in questa zona poco visibile che la clinica incontra una domanda nuova; che non riguarda la capacità di resistere, ma la possibilità di vivere senza dover sostenere tutto da soli. Corpo, cura e tempo Abitare il vivente oltre la prestazione
La crisi del nostro tempo non riguarda soltanto il pensiero o le strutture sociali, ma tocca in profondità il modo in cui abitiamo il corpo e il tempo. Il corpo è diventato spesso un oggetto da gestire, correggere o ottimizzare, mentre il tempo si è ridotto a una sequenza di unità misurabili, scandite dall’efficienza e dalla prestazione. In questo scenario, la cura rischia di trasformarsi in un insieme di pratiche tecniche svuotate di senso. Eppure, il corpo continua a parlare. Lo fa attraverso segnali sottili, sintomi, stanchezze, tensioni, rallentamenti. È un linguaggio che non chiede di essere dominato, ma ascoltato. Disconnessione, responsabilità e mente umana 27 gennaio – Giornata della Memoria
Anna Pancallo – Studio Pancallo | Psicologia del Corpo e della Presenza Il 27 gennaio è tradizionalmente dedicato alla memoria. Ma la memoria, da sola, non basta. Se ridotta a rito o a ricorrenza, rischia di diventare una forma di distanza: qualcosa che appartiene al passato e che, proprio per questo, non ci riguarda più. |
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