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La regolazione del legame e la durata della salute “La sofferenza non nasce solo dall’intensità della vita, ma dall’assenza di relazioni capaci di regolarne il peso.” — Anna Pancallo La Grazia come principio regolativo del legame
Nella prima parte abbiamo introdotto la Grazia come condizione regolativa capace di sostenere la continuità vitale del Sé oltre la semplice capacità di resistere. In ambito psicoterapeutico, la Grazia non rappresenta un’esperienza eccezionale né un esito ideale del percorso. Può essere descritta, più precisamente, come un principio regolativo del legame.
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Quando funzionare non basta più Non ci ammaliamo solo per ciò che accade, ma per ciò che siamo costretti a sostenere da soli. Ci sono momenti in cui una persona continua a funzionare senza riuscire più a sentirsi realmente sostenuta dall’esperienza che vive.
All’esterno nulla sembra cambiare: le responsabilità vengono portate avanti, le relazioni proseguono, gli impegni vengono rispettati. Eppure qualcosa si modifica lentamente nella qualità della presenza. La fatica aumenta. Il recupero diventa più difficile. La vitalità si assottiglia. Non si tratta di un crollo. Piuttosto di un progressivo consumo silenzioso. È spesso in questa zona poco visibile che la clinica incontra una domanda nuova; che non riguarda la capacità di resistere, ma la possibilità di vivere senza dover sostenere tutto da soli. Corpo, cura e tempo Abitare il vivente oltre la prestazione
La crisi del nostro tempo non riguarda soltanto il pensiero o le strutture sociali, ma tocca in profondità il modo in cui abitiamo il corpo e il tempo. Il corpo è diventato spesso un oggetto da gestire, correggere o ottimizzare, mentre il tempo si è ridotto a una sequenza di unità misurabili, scandite dall’efficienza e dalla prestazione. In questo scenario, la cura rischia di trasformarsi in un insieme di pratiche tecniche svuotate di senso. Eppure, il corpo continua a parlare. Lo fa attraverso segnali sottili, sintomi, stanchezze, tensioni, rallentamenti. È un linguaggio che non chiede di essere dominato, ma ascoltato. Il potere della relazione nella Lifestyle Medicine Dal sapere al fare: come costruire relazioni che curano
Introduzione: dalla teoria alla pratica della connessione Nelle prime due parti abbiamo visto due aspetti fondamentali:
Il cervello sociale, il linguaggio del corpo e gli ostacoli moderni alla connessione Introduzione: il bisogno di connessione oltre la fisiologia
Nella prima parte abbiamo visto come le relazioni modulino la salute attraverso processi biologici misurabili: citochine, HRV, asse HPA, infiammazione, ossitocina. Ma la salute non è soltanto la somma delle reazioni biochimiche: nasce anche da come percepiamo la presenza dell’altro, da come interpretiamo i suoi segnali, da quanto riusciamo a sentirci parte di un legame. Perché nessuna longevità è possibile senza connessione emotiva e corporea Introduzione: la relazione come primo farmaco
Quando pensiamo alla salute, immaginiamo quattro pilastri ormai noti: nutrizione, movimento, sonno e gestione dello stress. Ma nella Lifestyle Medicine ce n’è un quinto, oggi impossibile da ignorare: la connessione sociale. Le evidenze sono ormai schiaccianti: la qualità delle nostre relazioni modula il funzionamento dell’intero organismo — dal sistema immunitario alla longevità, dalla neuroplasticità alla salute cardiovascolare. |
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