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Tempo, identità e cambiamento Ci sono qualità che ci aiutano a vivere. La capacità di essere responsabili. Di non arrendersi facilmente. Di cavarsela da soli. Di comprendere gli altri. Di mantenere la calma. Di continuare anche quando le condizioni non sono favorevoli.
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Quando il corpo continua a trattenere ciò che la mente prova a comprendere e controllare Il lavoro corpo–mente non coincide semplicemente con il rilassamento, ma con il modo in cui il sistema umano organizza e attraversa l’esperienza.
Ci sono momenti in cui il disagio non nasce soltanto da ciò che accade, ma dal modo in cui il corpo continua a sostenere ciò che vive. La regolazione del legame e la durata della salute “La sofferenza non nasce solo dall’intensità della vita, ma dall’assenza di relazioni capaci di regolarne il peso.” — Anna Pancallo La Grazia come principio regolativo del legame
Nella prima parte abbiamo introdotto la Grazia come condizione regolativa capace di sostenere la continuità vitale del Sé oltre la semplice capacità di resistere. In ambito psicoterapeutico, la Grazia non rappresenta un’esperienza eccezionale né un esito ideale del percorso. Può essere descritta, più precisamente, come un principio regolativo del legame. Quando funzionare non basta più Non ci ammaliamo solo per ciò che accade, ma per ciò che siamo costretti a sostenere da soli. Ci sono momenti in cui una persona continua a funzionare senza riuscire più a sentirsi realmente sostenuta dall’esperienza che vive.
All’esterno nulla sembra cambiare: le responsabilità vengono portate avanti, le relazioni proseguono, gli impegni vengono rispettati. Eppure qualcosa si modifica lentamente nella qualità della presenza. La fatica aumenta. Il recupero diventa più difficile. La vitalità si assottiglia. Non si tratta di un crollo. Piuttosto di un progressivo consumo silenzioso. È spesso in questa zona poco visibile che la clinica incontra una domanda nuova; che non riguarda la capacità di resistere, ma la possibilità di vivere senza dover sostenere tutto da soli. Corpo, cura e tempo Abitare il vivente oltre la prestazione
La crisi del nostro tempo non riguarda soltanto il pensiero o le strutture sociali, ma tocca in profondità il modo in cui abitiamo il corpo e il tempo. Il corpo è diventato spesso un oggetto da gestire, correggere o ottimizzare, mentre il tempo si è ridotto a una sequenza di unità misurabili, scandite dall’efficienza e dalla prestazione. In questo scenario, la cura rischia di trasformarsi in un insieme di pratiche tecniche svuotate di senso. Eppure, il corpo continua a parlare. Lo fa attraverso segnali sottili, sintomi, stanchezze, tensioni, rallentamenti. È un linguaggio che non chiede di essere dominato, ma ascoltato. Il potere della relazione nella Lifestyle Medicine Dal sapere al fare: come costruire relazioni che curano
Introduzione: dalla teoria alla pratica della connessione Nelle prime due parti abbiamo visto due aspetti fondamentali:
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