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Il ponte invisibile del simbolo Corpo, tempo e linguaggio nella cura del presente
Questi tre articoli nascono da un’unica domanda di fondo: come restare umani in un tempo che tende a perdere profondità di senso. Un tempo segnato dalla frammentazione dell’esperienza, dall’accelerazione continua e dalla difficoltà a sostare nel limite, nell’attesa, nella complessità. Il primo testo, “Il ponte invisibile del simbolo”, esplora il ruolo del simbolico come soglia necessaria tra coscienza e mondo, mostrando come la perdita del linguaggio simbolico produca alienazione, irrigidimento e impoverimento dell’esperienza. Il simbolo non è inteso come ornamento o astrazione teorica, ma come funzione vitale di mediazione, capace di tenere insieme interiorità e realtà.
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Copioni, ripetizioni e possibilità di trasformazione Riassemblare la propria storia personale intrecciandola con le radici familiari significa accedere a una comprensione più profonda di sé. Questo include anche il fenomeno della ripetizione, un meccanismo per cui, all’interno della famiglia, si ripropongono dinamiche ed eventi simili, spostati nel tempo ma ancora vivi nella memoria emotiva collettiva.
Le radici invisibili della nostra storia personale I legami familiari s’intersecano con le nostre vite, le influenzano e rappresentano anche un punto di svolta essenziale per comprendere più a fondo i nostri bisogni profondi.
Oggi si osserva una tendenza piuttosto diffusa a considerare lo sviluppo personale quasi esclusivamente come il risultato delle relazioni presenti e dei processi interpersonali in atto, lasciando sullo sfondo – e talvolta dimenticando – le dinamiche profonde che abbiamo assorbito nel corso della nostra storia familiare. Dal “demone della nostalgia” alla pratica terapeutica: quando il passato diventa strumento di lettura del presente Nel suo Il demone della nostalgia. L’invenzione della Grecia da Nietzsche a Arendt (Einaudi, 2025), Mauro Bonazzi ricostruisce un capitolo decisivo della storia europea: come, tra Otto e Novecento, la cultura — soprattutto tedesca — abbia “inventato” la propria Grecia. Non la Grecia reale, frammentata e plurale, ma un’immagine idealizzata, levigata e funzionale a bisogni politici, filosofici e identitari.
Da sempre l’essere umano avverte in sé un soffio vitale, una spinta che lo orienta e lo muove, pur senza conoscerne pienamente l’origine. Quella che le antiche lingue hanno chiamato ‘Anima’ – dal greco άνεµος, respiro, soffio – è stata interpretata nei secoli dalla filosofia e dalla psicologia come ponte tra l’inconscio e il Sé. Oggi, grazie anche alle neuroscienze, possiamo riconoscerla come una forza vitale articolata, che integra corpo, emozioni e conoscenza. Partendo dal corpo, possiamo affermare che esso non è un contenitore passivo per la mente, ma svolge un ruolo attivo nella formazione della conoscenza, delle emozioni e dunque dell’identità personale. Le recenti scoperte nel campo delle neuroscienze, approfondite anche dalla psicologa e neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, offrono nuovi elementi su come il funzionamento biologico non sia un semplice supporto meccanico ma si articoli in maniera complessa, contribuendo a dare senso alla mente e all’esperienza emotiva. I temi trattati in questo paragrafo prendono spunto da queste prospettive scientifiche, rielaborate e contestualizzate nel quadro della nostra riflessione.
“Il compito della filologia, cioè dello studio scientifico del mondo antico è di far rivivere con la forza della scienza quella vita scomparsa: il canto del poeta, il pensiero del filosofo e del legislatore, la santità del tempio, i sentimenti dei credenti e dei non credenti, le molteplici attività del mercato e del porto per terra e per mare, gli uomini intenti al lavoro e al gioco. Come ogni scienza, come in ogni filosofia, per dirla alla greca, anche qui si comincia con lo stupore che suscita ciò che non si comprende. Lo scopo è di arrivare alla comprensione.” (Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff) I Greci ci hanno lasciato un’eredità formidabile: la capacità di interrogare il reale senza cedere alla tentazione delle risposte facili. Nelle loro pratiche culturali, nei miti e nelle scuole di pensiero, troviamo una straordinaria attitudine alla ricategorizzazione del senso, una sfida al nostro bisogno di certezze.
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